mercoledì 1 febbraio 2017

Terra piatta: la terra non è un globo

AGGIORNATO.

Anche in Cina, nell’antichità, e nel periodo successivo, il maestro Zou Yan (305-240 a.c.) sosteneva che la terra era suddivisa in nove continenti simili a quello nel cui angolo sud-orientale era situata la Cina, separati gli uni dagli altri da grandi estensioni di mare. Più avanti, il libro, del Maestro dello Huainan (Huainanzi, completato nel 139 a.C. racconta che la terra sarebbe piatta, e i continenti sarebbero circondati dai quattro mari, oltre i quali vi è una cerchia di monti che sostiene il cielo solido come se fosse una cupola rotonda. Il Sole, sorge quotidianamente a oriente del mondo per compiere il suo tragitto in alto, e poi sprofondare di nuovo dietro la Terra, a occidente.

Lo stesso, nella scienza indiana, periodo Vedico, VII secolo a.c. La scienza del cosmo, racconta di una terra piatta; così anche nell’antica Mesopotamia.
Nella mitologia mesopotamica il mondo era descritto come un disco piatto galleggiante e questa concezione fu la premessa per le prime mappe greche come quelle di Anassimandro ed Ecateo di Mileto. (filosofo e storico greco 550 a.c.) Dunque, anche i Greci ritenevano che la Terra fosse piatta. Anassimandro la concepì come un corto cilindro.
E’ storia che le civiltà antiche di tutti i continenti erano convinte che la terra fosse piatta. Questo fa supporre, che in quel tempo, doveva per forza esistere una civiltà non terrestre in grado di spostarsi velocemente su tutta la terra. Solo in questo modo si può spiegare che le antiche civiltà di tutti i continenti avessero in comune le stesse conoscenze, soprattutto per quanto riguarda l’archeologia.
Ma questo non significa che tutti i corpi celesti siano piatti. Ma è ragionevole, che se pianeti del nostro sistema solare, e di altri sistemi stellari sono sferici, mi pare ovvio che una possibile forma di vita possa esistere solo all’interno di tali pianeti; se questi, oltretutto, seguono una rotazione e orbitano intorno ad una stella, dal momento che non è concepibile scientificamente, sostenere che su un pianeta rotante che si viaggia a velocità pazzesche, possa esistere qualsiasi forma di vita.

L’idea della terra palla, si affermò nel periodo classico. I primi ad esporre quest’idea sembra siano Parmenide e Pitagora, prendendo ad esempio la sfericità degli altri corpi celesti. Secondo me, fu possibile perché nell’ordine costituito qualcosa cambiò, e sicuramente ciò che cambiò, non scaturì dalla mente degli umani, ma dai suoi padroni. Le stesse entità che governano oggi la terra, anche se non più alla luce del sole, come nell’antichità.

Detto questo appare chiaro che lungo il corso della storia, la scienza consapevole o meno si è adattata al nuovo ordine. Da quel periodo in poi gli scienziati si sentirono liberi di proporre sempre nuove teorie; teorie che nel corso dei secoli si sono rivelate assurde e non riproducibili nella realtà. Come per esempio la gravità di Newton e la relatività di Albert Einstein, e tanti altri paradigmi che riguardano il nostro sistema solare, compreso pianeti che girano al contrario rispetto a tutti gli altri corpi celesti conosciuti, quali Venere e Urano. Inconcepibile per un sistema lineare e uni-verso, così come recita l'etimologia della parola universo. Un Mistero mai risolto dalla scienza, dato che sconvolge le leggi di un sistema fisico che per funzionare deve seguire leggi coerenti e sequenziali. Diversamente i baroni della scienza dell'universo, preferiscono far finta di nulla, altrimenti si vedrebbero crollare tutte le attuali teorie dell’universo, a discapito della credibilità e carriere costruite su tantissime balle spaziali…
Ovviamente il sospetto che tante teorie facciano parte del piano degli artefici, influenzando in modo occulto i studiosi più addomesticabili, non è campato in aria. Ci lasciano liberi di fantasticare, perché questo serve il loro scopo per distrarci dalla nostra vera condizione, ma soprattutto per continuare a tenerci schiavi in piena tranquillità.

Per quello che mi riguarda, dimostrare che la terra non è un globo, non c’è bisogno di andare nello spazio, dato che la scienza ufficiale per calcolare la curvatura terrestre ha stabilito un calcolo matamatico, (tolleranza) che fu illustrato dall’ing. Winckler sulla rivista americana Earth Review, in cui affermò: Come ingegnere con una lunga esperienza, mi sono reso conto che questa assurda tolleranza esiste soltanto nei libri scolastici. Nessun ingegnere si sognerebbe di calcolare niente del genere. Ho progettato diverse miglia di ferrovia e molte altre di canali e questo fattore non è mai stato tenuto in considerazione, e tanto meno è stata calcolata la tolleranza. Questa tolleranza per la curvatura significa, che ci sono otto pollici per il primo miglio di un canale, e la misura aumenta in proporzione del quadrato della distanza in miglia; quindi un piccolo canale navigabile, diciamo di 30 miglia, dovrebbe secondo la suddetta regola avere una tolleranza per la curvatura di 600 piedi. Quindi 600 piedi inclinato verso il basso. Ebbene nella realtà questo abbassamento non risulta. Pensate a questo, e poi per favore non dite in giro che gli ingegneri sono stupidi. Niente di simile viene mai calcolato. Non ci preoccupiamo di calcolare 600 piedi di tolleranza per un tratto ferroviario o un canale di 30 miglia, più di quanto non pensiamo di far quadrare un cerchio”. Insomma secondo me, è sufficiente detta testimonianza per stabilire che in effetti ci raccontano sciocchezze.

Secoli prima, l’inventore inglese Samuel Rowbotham (1816-1884) con lo pseudonimo di “Parallax” (Parallasse), pubblicò nel 1849 un opuscolo di 16 pagine intitolato Zetetic Astronomy:Earth Not a Globe (Astronomia Zetetica: la Terra non è un globo), che ampliò successivamente (nel 1865) a 221 pagine e infine (nel 1881) in un libro di 430 pagine.
Più avanti, uno dei primi sostenitori moderni delle idee di Rowbotham di una Terra piatta, fu William Carpenter (1830-1896) che nel 1885 stampò è pubblicò in proprio un opuscolo intitolato One hundred proofs the Earth is not a Globe (Cento prove che la Terra non è un Globo). Una di queste prove, secondo Carpenter, era la testimonianza riferita dagli aeronauti, secondo i quali nemmeno alle grandi altezze raggiunte con i palloni aerostatici era possibile vedere la curvatura terrestre.
Anche Rowbotham, immaginava la Terra come un disco piatto centrato sul Polo Nord e circondato lungo il suo bordo meridionale da un muro di ghiaccio, con il Sole e la Luna orbitanti a 3000 miglia (4800 chilometri) ed il cosmo o sfera celeste a 3100 miglia (5000 chilometri) dalla Terra. Egli pubblicò anche un opuscolo intitolato The inconsistency of Modern Astronomy and its Opposition to the Scriptures!! (L’inconsistenza dell’astronomia moderna e la sua opposizione alle Scritture) nel quale asseriva che la Bibbia (Giobbe 38:4-8) supporta l’idea di una Terra piatta e inamovibile. Inoltre Rowbotham pubblicò i risultati di alcuni suoi esperimenti di misura della curvatura della superficie di diversi laghi per dimostrare come questa non fosse curva; secondo l’autore, il motivo per cui le imbarcazioni spariscono all’orizzonte sarebbe il risultato di un effetto prospettico. Rowbotham e i suoi seguaci si guadagnarono popolarità conducendo pubblici dibattiti con i più noti scienziati dell’epoca.

Nel 1956 un membro della Royal Astronomical Society, Samuel Shenton, fondò la Flat Earth Society, che raccolse l’eredità dell’ormai scomparsa Universal Zetetic Society.
La nuova società dovette subito confrontarsi con i programmi spaziali della NASA, che circa un decennio dopo “produssero” le prime fotografie della Terra vista dallo spazio, le quali dimostrarono la sfericità del nostro pianeta. (Questo sempre secondo la NASA, che dalla sua fondazione non ha fatto altro che mentire.) Difatti, Shenton asserì che il programma spaziale era una montatura e gli sbarchi umani sulla Luna una finzione cinematografica volti ad ingannare l’opinione pubblica.

Durante i secoli, studiosi indipendenti e ufficiali, si sono fronteggiati con ogni tipo di esperimenti per dimostrare la validità delle proprie convinzioni. Uno dei primi ricercatori per dimostrare che la terra è piatta, fu sicuramente Samuel Birley Rowbotham che nell’estate del 1838, fece un esperimento, conosciuto come l’esperimento Bedford.
Il "Bedford Level experiment” consiste, in realtà, non in un singolo esperimento, ma in una serie di più osservazioni condotte nell'arco di vari decenni, fino ai primi anni del XX secolo, sul Bedford Level, un grande canale di bonifica che, attraverso le paludi della Contea di Cambridge, in Inghilterra, giunge a Norfolk. In quel tratto il canale corre ininterrottamente in linea retta per sei miglia (quasi 10 km).
Il primo esperimento fu condotto, nell'estate del 1838, da Samuel Birley Rowbotham (1816-1884), presidente della Flat Earth Society (Società della Terra Piatta), nel tentativo di mostrare appunto che la Terra è piatta. Immerso fino al busto nel canale e munito di un telescopio che teneva a circa 20 cm dal pelo dell'acqua, egli osservò una barca, munita di un albero di cinque piedi (c. 1,5 m), che, remando, si allontanava da lui.
Rowbotham riferì che l'imbarcazione rimase costantemente visibile nel campo del telescopio per tutte e sei le miglia fino al ponte di Welney, mentre, se la Terra fosse stata sferica, in base alla lunghezza attribuita al suo raggio, la cima dell'albero avrebbe dovuto trovarsi circa undici piedi (c. 3,4 m) al di sotto della sua linea visuale.

Attualmente, Eric Dubay per dimostrare la fondatezza che la terra è effettivamente piatta, ha prodotto un documentario e un libro con 200 esempi. Tra le 200 prove, ne riporto alcune, non necessariamente le più importanti, ma sicuramente le più semplici perché chiunque dotandosi di un buon cannocchiale può verificare la veredicità o meno di quanto osserva.
Per esempio la numero 3 riguarda la fisica dell’acqua: la fisica naturale dell’acqua è quella di raggiungere e mantenere il proprio livello. Se la Terra fosse una sfera gigante inclinata, che gira e rigira nello spazio infinito, a velocità pazzesche, di cui la rotazione è di 1700 km/H circa e si muove intorno al sole alla velocità di 107 mila km/H, compiendo in un anno circa 940 milioni di chilometri, e che il sistema solare secondo la scienza, si muove nello spazio al centro della nostra galassia all'incredibile velocità di 828 mila km/h. non c’è gravità che tenga, da poter impedire agli oceani di rovesciarsi nello spazio.
Se effettivamente la legge di gravità di Newton fosse vera, dovrebbe esercitare una forza talmente potente, non solo da impedire agli oceani di riversarsi nello spazio, ma tenere incollate al pianeta un intero continente quale è l’Antartide, a testa in giù. Una gigantesca massa di ghiaccio e di acqua che per tenerla legata alla terra, la tremenda forza occorrente ridurrebbe come un foglio di carta velina, qualsiasi forma di vita, sulla superficie della terra. Se poi teniamo conto che la terra secondo la (falsa) scienza gira a 1700 km, orari, a tale velocità perderebbe nel giro di poche ore la sua atmosfera, perché si disperderebbe nello spazio, e nulla potrebbe impedirlo … neppure un muro di cemento armato, dato che verrebbe sbriciolato in pochissimo tempo.

Inoltre, i piloti d’aereo dovrebbero costantemente correggere la loro altitudine verso il basso per non volare via dritti nello “spazio esterno”; un pilota che volesse semplicemente mantenere la sua altitudine alla tipica velocità di crociera di 500 mph, dovrebbe costantemente abbassare il muso per scendere di 2777 piedi (oltre mezzo miglio) ogni minuto! Altrimenti, senza compensazione, in un’ora il pilota si troverebbe 31,5 miglia più in alto del previsto.

Oltre al fatto che i fiumi scorrono in basso verso il livello del mare trovando la via più semplice a Nord, Sud, Est e Ovest e in ogni direzione intermedia sulla Terra. Se la Terra fosse una palla rotante molti di questi fiumi scorrerebbero in modo impossibile verso l’alto. Ad es. il Mississippi nelle sue 3000 miglia dovrebbe percorrere in salita 11 miglia prima di raggiungere il Golfo del Messico;

Riguardo il sole, nei luoghi a latitudini comparabili tra Nord e Sud, si comporta molto diversamente da come dovrebbe su una palla rotante, ma precisamente come dovrebbe su una Terra piana. Ad esempio, i giorni estivi più lunghi a Nord dell’equatore sono molto più lunghi di quelli a Sud dell’equatore, e i giorni invernali più brevi a Nord dell’equatore sono molto più brevi di quelli a Sud. Questo è inspiegabile su una Terra-palla che si inclina sul proprio asse, ma corrisponde esattamente al modello piano con il Sole che si sposta in circoli sopra e attorno alla Terra da Tropico a Tropico;


E’ noto che Philadelphia è chiaramente visibile da Apple Pie Hill a Pine Barrens nel New Jersey a 40 miglia di distanza. Se la Terra fosse una palla di 25.000 miglia di circonferenza, Philadelphia sarebbe ben nascosta da 335 piedi della curvatura;
Il profilo della città di New York è perfettamente visibile da Bear Mountain nello Harriman State Park a 60 miglia di distanza. Se la Terra fosse una palla di 25.000 miglia di circonferenza, il teorema di Pitagora stabilisce che la distanza dell’orizzonte sarebbe 1.23 volte la radice quadrata dell’altezza in piedi, e New York dovrebbe essere invisibile sotto i 170 piedi della curva Terrestre;

Il 16 Ottobre 1854 il quotidiano Times annunciò la visita della regina al Great Grimsby; dalle testimonianze di Hull [Kingston upon Hull, ndt] essi furono in grado di vedere la [Grimsby] Dock Tower da 70 miglia di distanza. Su una Terra-palla di 25.000 miglia di circonferenza, data l’elevazione di 10 piedi sopra il livello del mare e l’altezza della torre di 300 piedi, a 70 miglia essa avrebbe dovuta essere 2.600 piedi sotto l’orizzonte;

Da Genova, in Italia all’altezza di 70 piedi sul livello del mare l’isola di Gorgona può spesso essere vista a 81 miglia di distanza. Se la Terra fosse una palla di 25.000 miglia di circonferenza, Gorgona dovrebbe essere nascosta 3.332 piedi sotto la curvatura.

Il faro di Port Nicholson in Nuova Zelanda è 420 piedi s.l.m. e visibile da 35 miglia mentre dovrebbe essere 220 piedi sotto l’orizzonte;
Il faro di Egerö in Norvegia è 154 piedi s.l.m. e visibile da 28 miglia Inglesi mentre dovrebbe essere 230 piedi sotto l’orizzonte;
Il faro di Madras, nell’Esplanade, è alto 132 piedi e visibile da 28 miglia, mentre dovrebbe essere 250 piedi sotto la linea visuale;
La torre del faro della chiesa di St. Botolph’s a Boston è alta 290 piedi e visibile a oltre 40 miglia di distanza, quando dovrebbe esser nascosta 800 piedi sotto l’orizzonte;
La Statua della Libertà a New York si erge 326 piedi s.l.m. e in una giornata tersa è visibile a 60 miglia di distanza. Se la Terra fosse un globo, Lady Liberty sarebbe sprofondata 2.074 piedi sotto l’orizzonte;
Da Genova, in Italia, all’altezza di 70 piedi sul livello del mare la Corsica è spesso visibile a 99 miglia di distanza. Se la Terra fosse una palla di 25.000 miglia di circonferenza, la Corsica dovrebbe essere 5.245 piedi, ovvero quasi un miglio, al di sotto dell’orizzonte. Lo stesso vale per l’isola di Capraia e l’isola d’Elba;
Il modello della palla-Terra vuole che il Sole sia esattamente 400 volte più grande della Luna e 400 volte più distante dalla Terra, facendoli apparire “ingannevolmente” della stessa misura. Anche in questo caso, il modello della palla richiede che noi accettiamo questa coincidenza inspiegabile in altro modo se non come un capriccio della natura. Il Sole e la Luna occupano la stessa quantità di spazio nel cielo e misurati con un sestante risultano della medesima misura e distanza, perciò affermare qualcos’altro va contro la nostra stessa vista, l’esperienza, la sperimentazione e il buon senso.

(Gli esempi sopra, sono fatti, che nessuno scienziato può smentire con argomentazioni serie e credibili.)
Ho riportato solo alcune delle 200 annotazioni o prove. Ma se siete interessati potete leggerle tutte e farvi una esatta opinione di come effettivamente funziona il nostro mondo.

In ragione di quanto sopra, è sospetto anche il fatto che nonostante le tante missioni spaziali, e satelliti in orbita, non esiste un solo filmato o foto divulgate dalla NASA, che non siano state costruite, e ricostruite con la computer-grafica … compreso le ultime foto di saturno della sonda Cassini. Lo stesso vale per la rotazione e rivoluzione intorno al sole del nostro pianeta. Già questo, dovrebbe far nascere dei seri sospetti della veridicità di quanto ci presentano come verità indiscusse. Per esempio la scienza ufficiale ha stabilito che il sole esiste da circa 5 miliardi di anni circa, di cui la distanza dalla terra è di circa 150 milioni di km. Ma quello che mi lascia più perplesso, è come può il sole contenere una riserva di elementi in grado di produrre una scissione atomica per così tanto tempo. Deve sicuramente esserci qualcuno che periodicamente lo rifornisce, dato che se dovessi sommare la durata della combustione per 5 miliardi di anni, scoprirei che l’intera massa non sarebbe sufficiente per contenere una riserva di idrogeno per un tempo tanto lungo.

Inoltre più volte ho avuto modo di notare che alle stesse condizioni di cielo limpido, e più o meno, alla medesima distanza, il sole d’inverno riscalda poco se non pochissimo, e d’estate ti brucia. "Non credo di esagerare affermando che deve esserci qualcuno che regola la temperatura del sole dato che non è spiegabile come sia possibile che alle stesse condizioni, i raggi del sole, riscaldano in due differenti modi." Altro enigma che prima o poi qualcuno dovrà spiegare.


Allo stesso modo non è spiegabile come sia stato possibile la formazione del sistema solare e dell’intero universo conosciuto, tenuto conto che sul pianeta esistono milioni di forme di vita e di altrettante specie vegetali, oltre alla composizione chimica, e degli elementi contenuti nella terra e nello spazio in grado di formare una atmosfera idonea ad ospitare tutte le forme di vita. Nessuno sano di mente può affermare che tutto questo è avvenuto casualmente. (Su questo mondo e altrove, nulla avviene casualmente dal momento che ogni cosa risponde ad una causa precisa).
Non basterebbe neppure "l’eternità" affinché si rendesse possibile una combinazione spontanea e casuale, di tutto ciò che esiste sulla terra, e nell'universo.
Riguardo gli altri corpi celesti del nostro sistema solare, non ho dubbi che svolgono la funzione di supporto al pianeta. Mi rendo conto che tenuto conto del contesto scientifico ufficiale, è una idea singolare, ma dato l'esistenza del sole non c'è una diversa interpretazione che giustifichi la combustione da 50 miliardi di anni.
Solo l’opera di potenti entità che io chiamo artefici, possono aver potuto rendere possibile tale evento, che per quanto sublime ci possa sembrare a noi piccoli esseri umani, per loro come sostiene anche Salvador Friexed siamo semplicemente un prodotto da fattoria che produce quanto interessa alla loro natura sovrumana.
Del resto come possiamo stupirci di quanto sopra tenuto conto che anche noi nel nostro piccolo, ipotizziamo la possibilità di terraformare i pianeti per colonizzarli.

Per dimostrare che la terra non è sferica, esistono centinaia di esempi, oltre naturalmente le false scoperte scientifiche, che di scientifico non hanno assolutamente nulla, e mi riferisco al moto rotatorio sia intorno al proprio asse che intorno al sole, che alla fine diventano un boomerang dato l’infondatezza di tali teorie.
Secondo la scienza, la terra gira intorno al proprio asse ad una velocità di circa 1700 km/h. Che dire!! Una grande fantasia, tenuto conto che se fosse vero l’atmosfera terrestre verrebbe spazzata via nello spazio in pochi minuti. Da non molto, non è più possibile neppure invocare la tanto decantata forza di gravità, dato che tale legge, insegnata nelle scuole di ogni ordine e grado per ben 3 secoli, è stato dimostrato essere una grande bufala. Ed è stato dimostrato con esperimenti scientifici, proprio da chi solo pochi anni prima sosteneva l’esatto contrario. E udite, udite, secondo la scienza ufficiale la terra compirebbe intorno al sole un orbita dalla durata di un anno, percorrendo oltre 940 milioni di km alla velocità di 107 mila km/h. Una velocità assurda. Mi chiedo come potrebbe curvare per completare l’orbita senza nessuno alla guida. Senza tener conto che a quella velocità sulla superficie terrestre non potrebbe crescere nulla, per la semplice ragione che il presunto globo, diventerebbe una gigantesca palla di fuoco. E’ talmente vero che è sufficiente sfruttando la forza di attrito accendere il fuoco semplicemente strofinando il legno…


Per esempio, la famosa Stazione Internazionale Spaziale, (ISS) in orbita a circa 450 km dalla terra, secondo la scienza ufficiale compie le sue orbite intorno alla terra, alla velocità di 28 mila km orari. Dire che è una ultra balla spaziale non rende l’idea. Mi chiedo come facciano gli astronauti a uscire all’esterno della stazione per effettuare dei lavori, tenuto conto che tale velocità li spazzerebbe via rendendoli liquidi, dal momento che i più creduloni, non possono invocare né che gira insieme all’atmosfera terrestre perché a quell’altezza non c’è atmosfera, né alla gravità dato che è stato ampiamente dimostrato non essere una forza. E a dimostrarlo naturalmente non sono io ma importanti scienziati internazionali titolari di cattedre in prestigiose università americane. Ma se anche per assurdo esistesse l’atmosfera, non cambierebbe assolutamente nulla. A quella velocità tutto verrebbe disperso nello spazio.

Inoltre, secondo la scienza, quando la terra compiendo la sua orbita, si trova più vicino al sole è inverno (gennaio) e quando è più lontano (quindi riscalda di meno) è estate (agosto). A prescindere dai patetici espedienti per giustificare tale sciocchezza, equivale a sostenere che una persona che si allontana dal fuoco, soffre il caldo, e una che si avvicina soffre il freddo. SIC, solo esseri "senzienti" possono credere a sciocchezze simili. (Se la cantano e se la suonano come meglio credono). Se poi aggiungiamo che nel 2016 Plutone è stato declassato a pianeta nano dall'Unione Astronomica Internazionale, mi ricordo quando nel 2007 il papa abolì il limbo. Cosa secondo me incredibile dato che il limbo dovrebbe essere creazione divina… o di vino! (Di vino, mi sembra più appropriato.)


E se non bastasse: sempre secondo la scienza, Il sistema solare, si comporta come i pianeti che ruotano intorno a una stella. Compie infatti una lunghissima circumnavigazione del centro galattico muovendosi alla velocità di 828.000 km all'ora e, nel corso del suo spostamento, continua ad avvicinarsi e ad allontanarsi periodicamente dal grande buco nero che si suppone si trovi nel nucleo della Via Lattea, la nostra galassia. Il sistema solare si troverebbe ora a circa 30 mila anni luce dal centro della galassia, e sta avvicinandosi alla parte dell’orbita più vicina al nucleo. Tornerà nella posizione attuale fra circa 200 milioni di anni. Secondo il sottoscritto per autori di tali bizzarre teorie urge un immediato ricovero psichiatrico.
Quindi secondo la scienza, il sole compie un orbita al centro della galassia ogni 200 milioni di anni. Mai sentito una balla più grande! Secondo questi "campioni", il sole si comporta come una gigantesca astronave che scorazza per la galassia compiendo un orbita ogni 200 milioni di anni!? Scusate, ma allora perché ci poniamo il problema di esplorare lo spazio mandando sonde a sinistra e a destra, quando per esplorare la galassia potremmo sfruttare la velocità del sistema solare? Lo so che la domanda posta così può sembrare ingenua, ma in realtà è una provocazione a tutti i creduloni che digeriscono tutte queste balle spaziali.
Penso che bisogna nascere, oppure essere completamente succubo del potere dominante per credere ad una assurdità simile. Come potrebbero i pianeti intorno al sole rimanere nell'orbita del sole, e per di più ruotando e compiendo orbite intorno al sole che si muove nello spazio ad una velocità di 828 mila km all’ora?? – E' scientificamente impossibile. Se fosse vero ogni volta che guardiamo il cielo, le stelle ci dovrebbero apparire allo stesso modo dei fuochi pirotecnici, oltre a possibili impatti con altre stelle. Penso che tali teorie sono state formulate quando la quasi totalità degli umani portava l'anello al naso. Penso che siamo ben oltre la pazzia. Neppure invocando l'arte della magia si possono sostenere tali sciocchezze. Personalmente penso che la terra sia piatta e stazionaria, (una mezza sfera con la superficie piatta, ed è il sole che gira intorno al pianeta e non il contrario. In questo modo la fisica del nostro mondo diventa coerente, e quindi reale.

Fonte: http://www.focus.it/natura/il-sistema-solare-si-muove

Quanto documentato fino a questo momento, sarebbe niente se non fosse che a sostenere che la terra è piatta, non sono semplici sprovveduti appassionati, ma importanti studiosi, il quale sono talmente convinti di quanto sostengono, da mettere in gioco la loro credibilità professionale.

Del resto, non si può non ricordare che nel 500, la stessa chiesa, e le autorità scientifiche dell’epoca, credevano oltre ogni dubbio, che fosse il sole a girare intorno alla terra. Sostenere il contrario, si rischiava il rogo. Oggi, sostenere, che la terra è piatta, o che sia il sole a girare intorno alla terra, non si rischia il rogo, ma si viene derisi. Io, come tantissimi altri, penso che la fisica dell’universo, sia ancora tutta da scoprire. Questo spiega perché durante i secoli viene aggiornata secondo il periodo storico. E questo è un dato di fatto, che nessuno può smentire. Quindi affermare che i conti non tornano è un eufemismo…

Il mondo accademico, presenta l’astronomia, e la fisica dell’universo, come un dogma; una religione, mentre nella realtà per lo più sono teorie, come tanti altri proclami scientifici presentati come autentici. Tanto è vero, che secoli prima la stessa scienza che ora giura sulla fondatezza dei risultati scientifici raggiunti, dimentica che sosteneva con lo stesso vigore esattamente il contrario. La verità è molto più semplice: si procede a tentoni…oppure raccontano menzogne per impedirci di conoscere la verità per continuare a tenerci in schiavitù, condannati ad una vita priva di senso.

Per smontare il paradigma scientifico del nostro pianeta e l’intero sistema solare bisogna chiedersi quali forze possano interagire affinchè i sistemi dei corpi celesti, quindi terra compresa possano effettivamente essere regolati dalle leggi stabilite dalla scienza ufficiale moderna. Per esempio che la terra sia effettivamente un globo e non piatta. Teoria condivisa per esempio, dal fisico teorico Michio Kaku, che non perde occasione di contestare la teoria della gravità, la relatività e tanti altri paradigmi scientifici.
Michio Kaku (San José, 24 gennaio 1947) è un fisico statunitense, figlio di immigrati giapponesi. Noto per la sua intensa attività di divulgatore scientifico. Attualmente insegna fisica teorica al City College di New York, ha insegnato anche alla New York University e all'Institute for Advanced Studies di Princeton, noto per aver ospitato importanti personalità quali per esempio, Robert Oppenheimer, John Von Neumann, e altri importanti scienziati.

La gravità non esiste? Lo sostiene anche il fisico Massimo Corrucci.

Ancora studente del corso di Laurea in Fisica dell’Università la Sapienza di Roma, rimettendo in un ordine “diverso dal convenzionale”, gli elettroni intorno al nucleo, mi accorsi che la distribuzione non era affatto continua, ma si “interrompeva 2 volte”. Una volta tra il n° atomico 71 e 72 e una seconda volta tra il 103 3 il 104, (allora senza nome) oggi battezzato Copernicio in onore di Copernico.


Da Repubblica del 15 luglio 2010 "Newton si è sbagliato la gravità non esiste"

Ebbene, ricrediamoci: la forza di gravità è un'illusione, una beffa cosmica.
A cura di FEDERICO RAMPINI:

Negli Usa si è riaperto il dibattito sui principi formulati dal celebre scienziato del nulla grazie ai lavori di un fisico olandese: "La sua teoria è un'illusione". Si tratta di Erik Verlinde che lega le sue critiche all'ipotesi delle stringhe e a quella dell'universo olografico.
L'abbandono di Newton era già stato anticipato dalla relatività di Albert Einstein ma ora avviene una rottura ancora più radicale. Un celebre fisico matematico olandese-americano, il 48enne Erik Verlinde che ha già legato il suo nome alla "teoria delle stringhe" (la supersimmetria negli universi paralleli), sta agitando il mondo accademico degli Stati Uniti con una serie di conferenze in cui fa a pezzi la teoria della gravità. Da Harvard a Berkeley, riscotendo un grande consenso dai suoi colleghi accademici.

Che la gravità, non esiste può capirlo anche un bambino!
Se effettivamente la gravità fosse una forza, gli uccelli e gli insetti, oltre agli aerei non potrebbero volare. E' risaputo, che l'aria ha un peso specifico misurabile; ebbene, qualsiasi sostanza o elemento che pesa più delle molecole dell'aria, è destinata a cadere al suolo; diversamente tutti gli elementi che hanno un peso molecolare inferiore al peso delle molecole dell'aria, si spostano verso l'alto, come per esempio il calore e i palloni dei bambini gonfiati per esempio con l'elio, dato che le molecole dell'elio pesano meno dell'aria.

Non credo bisogna stupirsi di come si comporta la scienza; non bisogna stupirsi neppure di come sono solidali tra loro, pur sapendo che si trovano di fronte a semplici teorie, indifferenti al fatto che le insegnano come se fossero conquiste scientifiche. Teorie su cui costruiscono il prestigio e la carriera.

Quindi come meravigliarsi se una volta ultimati gli studi, i ragazzi sono quasi tutti semi analfabeti. E' di questi giorni la notizia, che un nutrito gruppo di professori, attraverso una lettera aperto hanno fatto notare che gli studenti, anche quelli universitari commettono troppi errori di grammatica. In sostanza non conoscono come dovrebbero neppure la lingua madre. Questo perché i programmi scolastici, piuttosto che istruire, riempiono la testa di cose che nella vita serviranno davvero a poco. I ragazzi, vengono educati, istruiti dalla più piccola età che le cose funzionano così come stabilite dal sistema politico e scientifico dell’epoca a prescindere che siano reali o teoriche. Quindi si accetta passivamente ogni cosa che viene insegnato nelle scuole di qualsiasi ordine e grado come verità indiscussa. Abusando della giovane età dei studenti, praticamente in balia degli insegnanti, in quanto non ancora in grado di formulare una risposta critica dato la loro giovane età, e perché il cervello, quindi le connessioni, i settori deputati alle capacità cognitive non sono ancora del tutto formati, fanno si che tali nozioni, contribuiscono a creare una architettura cognita inadeguata a formulare una risposta consapevole da adulti, dato che tali nozioni, andranno ad occupare una parte della memoria non più cancellabile. Costruendo in questo modo, personalità con scarse capacità critiche e cognitive. Incapace di stabilire ciò che è vero da ciò che è illusione … menzogna.

Questa è la ragione per cui le persone quando viene messo in discussione una idea, un modello culturale alternativo, oppure nozioni scientifiche, reagiscono chiudendosi, oppure rigettando tale suggerimento con risolutezza, spesso deridendo l’interlocutore. Faccio solo un breve esempio:

La sonda Cassini novembre 2016, verso l’esplorazione di Saturno, la NASA ha pubblicato delle foto, che in realtà sono state realizzate al computer, come quasi tutte le foto che pubblica. Nonostante se qualcuno fa notare che le foto non sono autentiche, le persone rifiutano tale realtà, anche in presenza di foto, che anche un bambino capirebbe che sono opera grafica. Questo perché non riescono ad accettare che si distrugga la loro illusione, ma soprattutto perché quella informazione viene dalla tv, e quindi dalle istituzioni.
E’ sufficiente questo per una mente poco sviluppata, rinnegare anche la verità più semplice. (Sarà colpa delle scie chimiche, oppure le scie chimiche servono a impedire di vedere cosa accade sopra le nostre teste che non dobbiamo sapere?)

Lo stesso vale per ogni cosa che non viene divulgata dai canali ufficiali. Tenuto conto di tali limiti, trovo sia prioritario, di fronte a persone o studiosi che raccontano una diversa storia, porsi con la mente aperta, dato che quasi nulla quando si parla di fisica astronomica e di farmaci in particolare, è dimostrabile e applicabile nella realtà, come per esempio la “scoperta” del tunnel spazio-temporale annunciato dalla NASA nel 2016, senza una vera prova, ma solo per farsi pubblicità e creare matrici di illusioni nella mente dei creduloni a tutti i costi per distrarci dalla vera realtà della nostra esistenza… dalla vera realtà dell’universo.

Per dimostrare che i conti non tornano, vi do un ulteriore indizio: davvero pensate che sia credibile che nonostante viviamo un epoca in cui apparire a tutti i costi, essere schiavi della pubblicità e delle novità, quasi tutti farebbero di tutto per emergere, nessun regista, oppure fotografo, abbia mai pensato di riprendere "Nicole kidman", che si “strofina” con il suo compagno, oppure cura il suo giardino in Australia perpendicolare alla terra; magari saltellando, per poi ritornare indietro come un elastico senza precipitare nello spazio? Oppure in Africa che sono a testa in giù, documentare un leone che caccia a testa in giù nella foresta? Davvero pensate che i documentaristi si sarebbero fatto scappare una scena del genere tenuto conto che quasi tutti i Network vantano satelliti intorno alla terra??

Come mai, i media non filmano dallo spazio la rotazione della terra e degli altri pianeti intorno al sole; le città notturne a testa in giù? Sarebbe davvero uno spettacolo. Neppure nelle pubblicità compare mai un filmato del genere.
Davvero pensate che sia possibile che la terra, giri intorno al proprio asse alla velocità di 1700 km all’ora, e che compie una evoluzione intorno al sole alla velocità di 107 mila km all’ora e che tutto il sistema solare si muove nello spazio alla stratosferica velocità di 828 mila km all’ora compiendo un orbita al centro della nostra galassia in 200 e passa milioni di anni senza che la vita e tutto il resto venga polverizzato dalla folle velocità di cui sopra. Oltre al piccolo particolare (si fa per dire) che il sole a tale stratosferica velocità non dovrebbe apparire rotondo con contorni ben definiti, ma con una lunga coda fiammeggiante come le comete. Sfido chiunque a dimostrare il contrario, anche perchè per verificarlo è sufficiente accendere una torcia e muoverla velocemente nell'aria per vedere formarsi una scia di fuoco. Ebbene tutto questo è antiscientifico perché opposto al sistema della natura che si svolge sulla terra che consente la vita. In virtù della legge dei fluidi e dei venti che sulla terra con gli anni, riescono a corrodere le rocce, emerge senza ombra di dubbio che i pianeti non possono in nessun caso rimanere incollati al sole che si muove nello spazio a 828 km all'ora.

La scienza deve inventarsi qualcosa di più credibile se vuole ingannare gli abitanti della terra e quello stretto numero di persone che da sempre si oppongono al pensiero unico e non possono essere plasmati dal potere come accade con il resto dell’umanità; quella stesso potere che reputa le masse come se fossero asini, animali da allevamento.
Per quello che mi riguarda trovo molto più credibile le teorie di A.F. Giannini, nel suo libro Mondi Oltre i Poli scritto nel 1928 che narra che l’universo è piano e infinito e tutti i mondi sono connessi, piuttosto che il sistema solare si muove nell’universo alla velocità di 828 mila km all’ora al centro della nostra Galassia, dato che le teorie di Giannini diversamente da quelle della scienza rendono possibile la vita sul nostro mondo. Tutto il resto appartiene alla massa…

I più attenti; coloro che sanno porsi le giuste domande sulla fisica dell’universo, e più in generale, non solo devono liberare la loro mente dall’inganno che influenza la coscienza e la verità, ma devono adoperarsi per smascherare l’infondatezza di tali paradigmi, procedendo allo stesso modo di come procede un detective per scoprire i responsabili di un crimine.
Bisogna procedere con metodo, analizzando le presunte scoperte scientifiche della fisica dell’universo in particolare, dal momento che l’inganno dell’intera esistenza umana, è stato costruito su tali basi per poter sostenere il mito della creazione di un dio onnisciente e giudice inesorabile, padrone della vita e della morte, affinchè i padroni degli universi … possano renderci schiavi in un ciclo continuo e ripetitivo fino a quando raggiungeremo la piena consapevolezza che non siamo corpi vuoti, ma anime prigioniere in corpi materiali appositamente creati per sottrarci l’energia della nostra anima. (E, vi assicuro che non è una trovata esoterica tanto per fare scena, ma un tragico e doloroso dato di fatto)

Bibliografia:

http://www.treccani.it/enciclopedia/la-scienza-in-cina-l-epoca-song-yuan-l-astronomia_(Storia-della-Scienza)/

Enciclopedia Nuovissima SEDIT MILANO terza edizione Istituto Bibliografico Italiano ed. 1969

Enciclopedia Universale Fabbri Editori s.p.a. III edizione 1980 Milano

http://it.wikipedia.org/wiki/Terra_piatta

http://www.blitzquotidiano.it/foto-notizie/flat-earth-society-la-terra-e-piatta-lo-sostengono-in-migliaia-1965235/

http://en.wikipedia.org/wiki/Bedford_Level_experiment

http://amagicast.com/200-prove-che-la-terra-non-e-una-palla-che-gira/

http://www.meteoweb.eu/2016/04/storico-annuncio-nasa-scoperto-il-primo-tunnel-spaziale-della-nostra-galassia/652350/

http://www.repubblica.it/scienze/2010/07/15/news/gravit_non_esiste-5595002/

http://www.scienzaeconoscenza.it/blog/scienza_e_fisica_quantistica/gravita_non_esiste_massimo_corbucci

martedì 27 dicembre 2016

Antartide, il Continente Proibito


L'Antartide fu scoperta nel 1820 durante la spedizione russa di Faddei Bellinshausen e Mikhail Lazarev, ma le esplorazioni sono state avviate concretamente soltanto cent'anni dopo, con l'invio di spedizioni scientifiche da diversi paesi. il Polo Sud, o Antartide, è un continente, ovvero un’immensa distesa di ghiaccio sotto il quale c’è la terra. Al Polo Sud si trova il 90% di tutto il ghiaccio mondiale, il che corrisponde a 3/4 delle riserve di acqua fresca mondiali. Infatti qualcuno ogni tanto pensa di poter risolvere i problemi di aridità di alcune zone semplicemente trasportando pezzi di ghiaccio antartici. Al confronto, il Polo Nord ha molto meno ghiaccio.

Dopo il ritorno del viaggio dell’ammiraglio Byrd in Antartide, i paesi più importanti del “globo”, URSS compresa, decisero di stabilire delle regole che limitasse, o meglio impedisse ai comuni cittadini di visitare l’Antartide senza preventiva autorizzazione da parte delle autorità proposte, e in quelle zone da loro consentite e sotto la scorta delle autorità militari. Tali regole sono talmente tassative che tutti coloro che si sono avventurati senza i preventivi permessi, sono scomparsi misteriosamente e in alcuni casi come la spedizione di giovani scienziati norvegesi persero la vita per mano delle autorità proposte a presidiare il continente, diventato ormai un continente proibito. Di seguito un link che testimonia che in Antartide si muore con troppa facilità:
https://www.youtube.com/watch?v=7E89bk5fCq4
http://www.ansa.it/mare/notizie/rubriche/uominiemare/2011/03/01/visualizza_new.html_1561743616.html

Il trattato Antartico, detto anche trattato di Washington, è un accordo internazionale finalizzato alla definizione dell'utilizzo delle parti disabitate dell'Antartide che si trovano a sud dei 60° di latitudine S. Il trattato costituisce la base del complesso sistema di accordi multilaterali definito come sistema del trattato antartico (Antarctic Treaty System o ATS)
L'obiettivo del trattato è quello di stabilire le linee guida per l'utilizzo pacifico delle risorse del continente e per la preservazione di flora, fauna e dell'ecosistema.
Fu stipulato a Washington il 1º dicembre 1959 e firmato dai paesi partecipanti all'Anno Geofisico Internazionale (1957-58). Entrò in vigore il 23 giugno 1961.
Tramite il trattato i paesi firmatari con rivendicazioni di sovranità territoriale concordano di interrompere le loro richieste e di rinunciare allo sfruttamento economico o all'utilizzo per scopi bellici del continente; sono infatti interdette le attività di tipo militare e ogni attività che implichi esplosioni nucleari o depositi di materiale radioattivo.


Il più noto e importante esploratore dell’antartide fu L’Ammiraglio della Marina Americana Richard Evelin Byrd con la prima esplorazione nel 1926. Tentò di sorvolare il Polo Nord e dichiarò di averlo raggiunto, non riuscendo però a portare valide prove della sua affermazione. Nel 1928, organizzò una prima spedizione con due navi e tre aerei, riuscendo a sorvolare il Polo Sud il 29 Novembre 1929. Quello che dichiarò di aver scoperto fu un vero è proprio continente con grandi distese verdeggianti, montagne, laghi, fiumi ed un clima temperato …. E udite udite, maestose città che luccicavano come cristalli, che sembravano uscire da un mondo di magia e di fiabe, abitate da una razza aliena che possedeva una tecnologia in grado di manipolare la materia, e di viaggiare a velocità della luce.

Il racconto completo del suo diario lo trovate al seguente link: http://arteeanima.blogspot.it/

Nel 1938, fu invitato dalle autorità naziste a partecipare alla spedizione antartica "Neuschwabenland" dell’inverno 1938/1939, ma rifiutò.
La più importante spedizione antartica fu la quarta, l’Operazione Highjump. Nel 1946, il Segretario della Marina Forrestal organizzò la più imponente spedizione Antartica mai realizzata fino ad allora ed anche in seguito nessuna ha mai raggiunto l'imponenza dell'operazione Highjump, una vera operazione militare.
Insieme alle nave Mount Olympus c’era la portaerei Philippine Sea e 13 navi appoggio, con decine di aerei, idrovolanti, elicotteri. I partecipanti erano più di 4500.

Dalla USS Pine Island partì per l'ennesima ricognizione fotografica uno dei sei idrovolanti Martin PBM-5A Mariner in dotazione, il George One, che, dopo un pò di tempo, venne a trovarsi in una zona a visibilità zero. Urtò un iceberg. Dallo squarciò fuoriscì il carburante e ciò ne provocò l'esplosione, evento non infrequente negli aerei di questo tipo.
Dopo lunghe ricerche, i superstiti vennero ritrovati dal George Two, l'11 gennaio 1947. Sei membri si erano salvati, tre erano morti.
L’operazione comportava una vera e propria task force costituita dalla portaerei Philippine Sea, da due cacciatorpediniere, la USS Brownsen e la USS Henderson, da due rompighiaccio, la USCGC Burton Island e la USCGC Northwind, da quattro navi di appoggio logistico, USS Yankee, USS Canisted, USS Merrick e USS Capacan, una nave per comunicazioni, la USS Mount Olympus, un sommergibile, l'USS Sennet di classe Balao, e da due navi per appoggio idrovolanti, la USS Currituck e la USS Pine Island. In tutto la task force era completata da dodici idrovolanti, sei elicotteri e 4.700 marines. L'armada era divisa in tre gruppi, orientale, centrale e occidentale. Il gruppo centrale giunse nel Mare di Ross il 30 dicembre 1946, e iniziò ad effettuare le esplorazioni previste. La spedizione terminò bruscamente alla fine del febbraio 1947 e rientrò sei mesi prima della data prevista anche a causa di alcuni gravi atti di guerra con un nemico, che non lasciavano nessuna speranza alle forze della spedizione USA.

Inevitabile chiedersi che cosa gli USA stavano cercando in Antartide. Erano preoccupati di verificare l’eventuale presenza ancora operativa della presunta base nazista Base 211 di appoggio agli U-Boot che avrebbero potuto attuare inaspettati azioni di pirataggio anche dopo la fine del conflitto mondiale? Oppure stavano cercando di stabilire un contatto con le misteriose creature che dimoravano in Antartide?

L’11 Febbraio 1947 venne scoperta la cosiddetta oasi di Bunger, In quel giorno il comandante di un idrovolante PBM mariner, David Eli Bunger, dichiarò di aver visto uno spettacolo stupefacente: una grande zona scura di terra in mezzo ai ghiacci polari.
Gli uomini nella cabina di guida videro improvvisamente un punto scuro sopra l'orizzonte bianco ed, avvicinatisi, non poterono credere i loro occhi. Avevano trovato una vera e propria oasi. Bunger ed i suoi, dopo aver controllato con attenzione la regione, fecero ritorno alla USS Pine Island per fare rapporto su ciò che avevano visto. Vi tornarono successivamente e riuscirono ad ammarare in uno dei laghi.
L'acqua era dolce e calda per l'Antartide, circa 30°, e all'interno gli uomini trovarono alghe rosse, blu e verdi che davano ai laghi il loro colore caratteristico. Il paesaggio sembrava vecchio di migliaia di anni, quando la terra emergeva dai ghiacci dell'ultima glaciazione, Byrd successivamente descrisse tale scoperta "di gran lunga la più importante", della spedizione. Dopo poche ore, in tutto il mondo i quotidiani pubblicavano notizie su quell'oasi. Byrd decise per il 19 Febbraio 1947 di ripercorrere la rotta di Bunger. Come d’abitudine prendeva appunti precisi e costanti sul diario di bordo.

Poco tempo dopo il volo di Byrd, l'intera spedizione rientrò in patria.
L’unico articolo in grado di spiegare l’arcano fu quello del prestigioso quotidiano cileno El Mercurio di Santiago del 5 marzo 1947. L'articolo di Lee van Atta riportava "che l'ammiraglio Richard E. Byrd riferiva sull’importanza strategica dei Poli" dalla Mount Olympus. Concludeva con la seguente dichiarazione: “L'ammiraglio Byrd ha dichiarato oggi che è di importanza fondamentale per gli Stati Uniti attuare misure difensive contro la possibile invasione del paese di mezzi aerei in partenza dai Poli.”
Secondo alcuni occultisti egli si riferiva in realtà ad oggetti volanti non umani in grado di volare a grandissima velocità da un Polo all’altro, con cui era venuto in contatto. In ogni caso molte questioni rimasero irrisolte: perché, malgrado le ingenti spese e mezzi, la spedizione tornò sei mesi prima?
Qual'era il vero scopo di quella armata militare?
Perchè un tale dispiego di mezzi e denaro poco tempo dopo la fine della II Guerra Mondiale?

Si trattava di un'operazione non geologica, come affermato, ma miliare, il cui scopo segreto era attaccare le Forze Naziste insediatesi segretamente in ANtartide dopo la spedizione "Neuschwabenland" (Nuova Svevia)? O, era quello che intendevano far credere all’opinione pubblica e alla stampa?
Il filmato, russo, mostra un racconto molto eloquente:
https://www.youtube.com/watch?v=7ibTQVdT4ks&t=267s
Le scoperte più importanti dell’ Operazione Highjump vennero, comunque, tenute nascoste. Tutto venne confermato dalla figlia, Pauline Byrd, la quale asserì: "Mio padre ha sempre tenuto accuratamente dei diari sui suoi viaggi e assolutamente un diario personale che manca. Non è per caso quello che è stato ritrovato tra gli effetti personali, in possesso dell'Università dell'Ohio? Voglio sapere se questo presunto diario è il suo. Sin da quando questo volo del Febbraio del 1947 non è stato svelato, la mia famiglia è stata esposta a molte minacce. Voglio sapere la verità!" Byrd trascrisse le parti più importanti della spedizione tra le pagine bianche del suo diario del 1926, conservato successivamente, insieme a grandi quantità di altro materiale delle spedizioni polari di Byrd nel Polar Byrd Research Center dell'Università di Columbus, Ohio e lì scoperte da Goerler, capo archivista.

"Devo scrivere questo diario di nascosto e in assoluta segretezza. Riguarda il mio volo antartico del 19 febbraio dell'anno 1947. Verrà il tempo in cui la razionalità degli uomini dovrà dissolversi nel nulla, e si dovrà allora accettare l'ineluttabilità della Verità. Io non ho la libertà di diffondere la documentazione che segue, forse non vedrà mai la luce, ma devo comunque fare il mio dovere e riportarla qui con la speranza che un giorno tutti possano leggerla, in un mondo in cui l'egoismo e l'avidità di certi uomini non potranno più sopprimere la Verità.

Nel 1955 gli fu affidato il comando dell'operazione Deep-Freeze, la spedizione antartica organizzata dagli Stati Uniti per l'Anno geofisico internazionale, che si sarebbe tenuto due anni più tardi. Ma non riuscì a portare a termine l'impresa: la morte lo colse misteriosamente qualche settimana dopo aver sorvolato per l'ultima volta il Polo Sud. Penso sia lecito chiedersi cosa aveva visto nel suo ultimo volo che non doveva vedere??!

Nel gennaio 2011, uno dei primi comunicati emessi dall’organizzazione “WikiLeaks” di Julian Assange, nota per aver divulgato nell’anno precedente vari segreti di tutte le nazioni, riportò che nelle stanze del Cremlino moscovita circolava un rapporto preparato per il Presidente Medvedev dalla “Russian Space Forces” (VKS), 45th Division of Space Control.
WikiLeaks riportava la notizia di vari cablogrammi segreti degli Stati Uniti che dettagliavano come questi, dal 2004, stessero ingaggiando una vera e propria guerra contro degli oggetti volanti non identificati che sembravano avere la loro base sul continente antartico o in ogni caso nell’oceano australe che lo circondava. In relazione a questo rapporto, gli USA stabilirono un livello di allerta militare il 10 giugno 2004 dopo che un considerevole gruppo di UFO, “emerso all’improvviso” dall’oceano australe si avvicinò a Guadalajara, in Messico, a 1600 chilometri dal confine americano. Senza tuttavia che accadesse altro, poiché gli UFO furono visti ritornare alla loro base nell’oceano circumpolare.

Secondo il rapporto presentato al Presidente Medvedev, il pericolo immediato era rappresentato dall’emersione improvvisa di queste grandi flotte di UFO, che provocavano onde enormi causate dalla loro uscita improvvisa da quella che veniva ritenuta essere la loro base sottomarina. Il rapporto citava, in merito a questi eventi, il caso del Clelia II, una nave da crociera antartica con un centinaio di persone a bordo, che nel dicembre del 2009 avrebbe rischiato di affondare quando venne coinvolta dalle gigantesche onde prodotte dall’emersione improvvisa di oggetti non identificati che uscivano dalle acque dell’oceano circumpolare. Per via dell’urto di un’onda alta quasi dieci metri, uno dei motori della nave venne messo fuori uso. In quell’occasione vennero anche interrotti temporaneamente i sistemi di comunicazione e l'elettricità di bordo.

A fronte di quanto WikiLeaks ha rivelato è inevitabile ricordare quanto ebbe a dichiarare l’ammiraglio Byrd al suo ritorno dall’Antartico con la missione militare “High Jump”, ovvero che gli Stati Uniti avrebbero dovuto rimanere “in uno stato di allerta continua” paventando una minaccia che poteva provenire da entrambi i poli.
Cosa si nasconde realmente sul continente antartico? E’ possibile che siano solo tutte coincidenze fortuite?
Julian Assange, dopo aver rivelato attraverso WikiLeaks il contenuto del cablogramma segreto degli USA, è stato arrestato. Un’altra coincidenza?
È notizia del maggio 2011 che un team di scienziati britannici ed americani, mentre lavoravano su un progetto comune riguardante lo studio dei fenomeni metereologici, avrebbero confermato la comparsa di uno strano "vortice nebbioso" al di sopra della zona in cui stavano operando.
Nonostante le raffiche di vento, il vortice si manteneva stazionario. Il cronometro scientifico, per registrare i tempi delle letture, agganciato a un pallone meteorologico, munito di strumentazioni di rilevazione di pressioni barometriche, velocità del vento e umidità, lanciato per esaminare il fenomeno, avrebbe segnalato, una volta recuperato, la data di ben dieci anni prima.

L'esperimento ripetuto più volte ha fornito sempre lo stesso risultato.
L'evento qui descritto avvenne nel 1975, la notizia viene rivelata adesso. A suo tempo fu riferito ai servizi segreti militari e, attraverso questi, alla Casa Bianca. Si ipotizza che lo strano vortice sia un tunnel magnetico spazio-temporale, noto ai militari dell'intelligence come "The time gate". Il fatto sarebbe avvenuto vicino alla zona in cui fu scoperta, nel 2001, una costruzione artificiale, in seguito a scavi effettuati sotto il ghiaccio, da parte dei militari americani, i quali non riuscirono a impedire che la notizia trapelasse nonostante il silenzio stampa.
Quando l'Europa ne venne a conoscenza vi furono forti proteste contro l'azione intrapresa dai militari americani e dal loro governo, per la violazione del Trattato Antartico Internazionale. Se, in effetti, si tratta di un fenomeno non naturale, è lecito credere sia generato da resti di tecnologie a noi ignote, sepolte sotto la calotta glaciale. Un nuovo "triangolo delle Bermude" in versione polare, a cui i militari sarebbero particolarmente interessati e che avrebbero interesse a nascondere?
L'Antartide è il continente più meridionale della Terra e comprende le terre ed i mari che circondano il Polo Sud. Con una superficie di circa 14 milioni di km2 è il quinto continente in ordine di grandezza, per il 98% completamente coperto da ghiaccio, avente uno spessore medio di 1.600 metri; il luogo più freddo della Terra e con le maggiori riserve di acqua dolce del pianeta; ben il 92%.

Byrd, affermò, che sotto i ghiacci dell’Antartide si nasconde un mondo che anoi può sembrare magico. Alcuni dei sui segreti sono stati indagati, ma non sono mai stati rivelati all’opinione pubblica. La scoperta più recente è il lago Vostok, un enorme lago sotterraneo che si trova sotto il ghiaccio. Un luogo rimasto intatto per circa 20 miliardi di anni, secondo le analisi dei ricercatori, anche se secondo gli scienziati russi la foratura non è stata fatta abbastanza in profondità, proprio per evitare di contaminare la zona isolata.
Ma questo non è l’unico mistero che nasconde l’Antartide, nel mese di aprile del 2001, pare che sia stato rivelato uno dei più grandi segreti, dopo che un satellite errante ha individuato sotto un enorme strato di ghiaccio, quella che potrebbe essere, un ingresso di una struttura antica. Guarda caso, l’esercito degli Stati Uniti si è subito preoccupato di controllare la zona, e naturalmente, i media hanno fatto del loro meglio per deviare tutte le informazioni. Anche se non ci sono molte informazioni riguardo questa anomalia rilevata nel bel mezzo di una montagna, alcuni paesi hanno formalmente protestato gli scavi condotti dall’esercito degli Stati Uniti.

Il 2 Gennaio 2015 l’editore del sito web earthfiles.com ha ricevuto una lettera inaspettata da un presunto Ingegnere Sottufficiale US Navy in pensione.
La lettera che ha ricevuto il sito web, racconta esperienze in cui l’ufficiale della Marina anonimo (si riferisce a se stesso come “Brian”) racconta le sue esperienze bizzarre e straordinarie di volo, durante il quale operazioni di carico e salvataggio in Antartide tra gli anni 1983 al 1997. Egli sostiene che esiste una collaborazione tra lo stato e gli Alieni, “e che l’Antartide è un importante campo di ricerca per questa partnership.”
L’esperienze e stranezze di Brian in cui effettuava il carico e salvataggio in Antartide sono state eseguite nel periodo tra il 1983 e il 1997, tra cui anche operazioni con dischi argentati che sfrecciavano in cielo sopra i Monti Transantartici.
Lui e il suo equipaggio hanno visto anche antiche rovine e un grande buco nel ghiaccio a circa cinque o dieci miglia dal Polo Sud che avrebbe dovuto essere una zona No Fly Zone. Ma durante una situazione di emergenza medica, sono entrati nella No Fly Zone e hanno visto quello che non avrebbero dovuto vedere: un presunto ingresso di una base di ricerca scientifica e umana in cui gli extraterrestri hanno creato sotto il ghiaccio.
Poi in un campo nei pressi di Marie Byrd Land, sono scomparsi per due settimana una dozzina di scienziati e quando sono riapparsi, l’equipaggio di volo di Brian ha ottenuto l’incarico di recuperarli. Brian dice che non hanno parlato ma dalle facce sembrano veramente spaventati. Insomma, la storia che avete appena sentito è qualcosa di incredibile. Secondo l’ex ingegnere Us Navy, in Antartide esiste tutt’oggi una base in cui scienziati e alieni stanno collaborando a qualcosa di misterioso.

Molti ipotizzano, da anni, che le nazioni abbiano accordi con questi extraterrestri in modo da permetterli di avere il pieno controllo su alcuni umani, anche di rapirli se necessario, per effettuare esperimenti.

E per finire … (si fa per dire) una notizia che ha dell’incredibile:
Mentre l’America ha appreso la vittoria elettorale di Donald J. Trump, il segretario di Stato John Kerry è andato nel luogo più lontano umanamente possibile da Washington:l’Antartide.
Kerry ha visitato la McMurdo Station, che è gestita dalla National Science Foundation, per avere un assaggio degli effetti dei cambiamenti climatici in Antartide e le ricerche scientifiche condotte lì. Secondo il Dipartimento di Stato, Kerry ha anche in programma di viaggiare verso la Amundsen-Scott South Pole Station.
Siamo davvero sicuri che Kerry, è andato in antartide per visitare la McMurdo Station. Bisognerebbe esserci nati per credere ad una assurdità del genere. Le ragioni del viaggio in Antartide di kerry, secondo le mie convinzioni, tenuto conto di quanto sopra, è andato in Antartide per tranquillizzare i veri padroni del pianeta terra: i nostri veri governanti che attraverso gli USA governano il mondo.

E udite, una incredibile relazione del Foreign servizi segreti ( SVR) ... afferma che i "Guardiani de l'Antartide " hanno reagito rapidamente contro gli Stati Uniti la scorsa settimana scatenando un terremoto dopo che Obama ha inviato " , senza invito o permesso " il suo segretario di stato John Kerry per avviare il contatto con loro nella " zona di confine " che è proibito da tutti i " protocolli noti " trattare con queste " entità ".
Secondo questo rapporto, Obama, sapendo che le forze anti-globaliste fedeli al presidente eletto Donald Trump erano pronti per la vittoria, ha spedito segretario di stato John Kerry in Antartide dove è arrivato l'11 novembre .
Gli analisti SVR in questa nota del rapporto vedono il tentativo del Segretario Kerry di convincere i " guardiani " a interferire in una " questione temporale " ma, che è stata " in fretta / immediatamente " respinta ordinando di lasciare la " zona di confine ".
Dopo aver lasciato l'Antartide, continua il rapporto, il Segretario Kerry
è andato a Christchurch, in Nuova Zelanda, il 12 novembre, dove ha trascorso la notte prima del suo viaggio per Wellington il giorno seguente .
Nelle prime ore del mattino (06:02 ora locale) del 13 novembre, mentre il segretario di Kerry dormiva a Christchurch, tuttavia, rileva la relazione, la regione è stata colpita da un potente terremoto di magnitudo 7,8 - gli analisti di SVR hanno additato come " prevedibile conseguenza " , utilizzata dai " guardiani " dell'Antartide come " messaggio di avvertimento " a non interferire con la loro "missione / di ricerca ".

E Per finire questa breve documentazione, sento l’obbligo morale di citare il libro di Francesco Amedeo Giannini, un italiano naturalizzato inglese che scrisse un libro incredibile: “Mondi Oltre i Poli” nel 1959. Libro quasi introvabile dato che la casa editrice che lo ha prodotto è fallita. Ma quello che trovo davvero singolare è che tale libro, non è mai stato tradotto nella lingua italiana. Un libro che presenta una teoria che per quanto assurda rispetto al paradigma scientifico ufficiale, meriterebbe di essere approfondita ed eventualmente oggetto di un programma di studio e di ricerca. Giannini, lottò contro i mulini al vento con una tale passione e testardaggine che solo chi è convinto delle sue ragioni può essere tanto ostinato. Cercò in tutti i modi di trovare fondi per approfondire e provare la validità delle sue teorie. Si rivolse a varie autorità scientifiche e persino a quelle religiose, ma anche se con garbo tutti rifiutarono di sovvenzionare la sua ricerca. Negandole in questo modo la possibilità di provare la sua visione di un mondo, o meglio di mondi oltre i poli. Non so se per ignoranza e mancanza di lungimiranza, oppure per non mettere in discussione un sistema scientifico basato su confuse e contraddittorie teorie insegnate come fossero realtà scientifiche, che offendono i principi della matematica e della fisica, dal momento che la fisica che viene insegnata nelle scuole di ogni ordine e grado fa acqua da tutte le parti se trasferita dalle simulazioni computerizzate alla realtà; come per esempio, la gravità, la teoria dell’evoluzione, il moto dei pianeti, e non ultimo, lo stesso “pianeta” terra. (Argomenti che affronterò nel prossimo documento).

Di Giannini dopo il fallimento per reperire i fondi per la sua ricerca, non si seppe più nulla. Scomparve, e mai nessuno, da quello che si sa, sentì il bisogno di cercarlo; nessuno sa la fine che fece, se scomparve di sua volontà oppure qualcuno si adoperò perché scomparisse.

Per chi è interessato può trovate una copia del libro “Mondi Oltre i Poli”, in formato pdf. al seguente link:
https://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20160817005951AAJ9jAQ

In mancanza, al seguente link trovate una breve sintesi dei primi capitoli:
http://mondioltreipolidigiannini.blogspot.it/

Bibliografia:

http://www.shan-newspaper.com/web/antartica/464-i-segreti-delleden-perduto.html

http://www.isoladiavalon.eu/terra_cava/

http://quellochenoncidicono.blogspot.it/2012/04/i-segreti-dellantartide.html

http://www.coscienza-universale.com/misteri/misteri-antartide-e-i-suoi-segreti/

http://beforeitsnews.com/blogging-citizen-journalism/2016/05/navy-engineer-i-saw-ancient-ruins-aliens-and-top-secret-bases-in-antarctica-2536865.html

1- http://www.lastampa.it/2016/11/12/multimedia/esteri/speciali/presidenziali-usa-2016/il-politico-che-andato-pi-lontano-dagli-usa-dopo-la-vittoria-di-trump- gHmqWQtuql7G9zmOeyXTAP/pagina.html

http://sadefenza.blogspot.it/2016/11/i-guardiani-dellantartide-reagiscono.html

http://mondioltreipolidigiannini.blogspot.it/

Note:

1- Stranamente la pagina della notizia dopo alcuni giorni è stata rimossa.
2- Il libro Worlds Beyond the Poles, lo trovate su AMAZON

sabato 22 ottobre 2016

L’intelligenza delle piante


(1)Premessa:
Penso che sia molto difficile accettare il fatto che la scienza ignora la vera storia dell’umanità; le vere origini, e ciò che le è stato sottratto dai colonizzatori alieni giunti sulla terra milioni e forse miliardi di anni fa.

Allo stesso modo, nessuno con un minimo di istruzione e intelligenza può accettare che nel 500 la chiesa e i poteri ad essa collegata sostenessero che la terra fosse piatta piuttosto che rotonda come sosteneva anche Galileo, che per salvare la testa, diversamente da Giordano Bruno, acconsentì a smentire la sua convinzione, nonostante, i sumeri 4 mila anni prima disegnavano mappe stellari oltre il nostro sistema solare di forma sferica …

E come se nulla fosse, la “scienza”, ancora una volta finge di ignorare le antiche conoscenze per domandarsi se gli animali sono esseri coscienti. Cioè, se sono consapevoli di esistere, e di produrre pensiero proprio, nonostante che le nuove riscoperte provano che anche le piante, possiedono capacità cognitive e quindi di comunicare tra loro, e udite, udite, anche con gli umani. Se impariamo a comunicare con loro, immaginate, le notizie del nostro passato che potremmo conoscere, senza che queste vengano filtrate, corrotte e manipolate dai “padroni” del mondo e della nostra vita materiale.

Personalmente penso che questi pseudo scienziati ci “marciano”. La scienza o presunta tale, fino a qualche centinaia di anni fa, si chiedeva se la donna possedesse l’anima, pur sapendo che una forma di vita può esistere a diversi livelli di e esistenza.

Lo scopo è sempre lo stesso. Impedire ad un numero importante di menti meno assoggettate psichicamente di scoprire la verità sulla condizione umana e il resto del creato, prima che sopraggiunga la morte; una morte programmata per impedire all’anima di emergere sulla materia, con tutto ciò che ne potrebbe conseguire.

Di seguito una breve ricerca che prova ampiamente che le piante tra i tre regni, non sono seconde agli altri due regni. Anzi per coerenza dovremmo considerarle fratelli e sorelle maggiori, dato che su questo mondo possono vivere senza interruzione anche 13 mila anni, e forse più. A parte il verme e la medusa immortale.

A cura di Arte e anima.

(2)L’intelligenza delle piante di Damiano Fedeli Giornalista ed altro

La prossima volta che vi capiterà di osservare un albero, o anche solo un cactus della terrazza, certo li guarderete con occhio diverso. Perché le piante, dalla quercia più imponente al fiore più esile, hanno una «testa pensante»: riflettono, si scambiano informazioni o avvertimenti, prendono decisioni. E il loro cervello segreto è nelle radici.

Una verità che Charles Darwin aveva già sospettato e che viene confermata dalla scienza. Su ogni singola punta delle radici (il nome è apice radicale) c'è un gruppo di cellule che comunica usando neurotrasmettitori, proprio come i nostri neuroni; e queste cellule elaborano e rispondono alle informazioni che arrivano qui da tutta la pianta.

Ciascun apice è autonomo, ma può anche coordinarsi con gli altri. Un vero e proprio cervello diffuso il cui funzionamento a rete ricorda quello di internet, e che permette agli alberi non solo di comunicare, ma persino di avere una memoria e una sorta di autocoscienza.

La scoperta è di un gruppo di ricercatori delle Università di Firenze e di Bonn e rappresenta una svolta in ciò che finora si sapeva sui vegetali. È nata persino una nuova scienza, la neurobiologia vegetale, di cui si è tenuto di recente a Firenze il primo congresso internazionale.

Gli studiosi della nuova disciplina hanno dato vita alla Society for plant neurobiology e a una rivista, Plant signaling & behavior (comunicazione e comportamento delle piante). Nel capoluogo toscano sta poi per nascere il primo laboratorio al mondo per questa materia, destinato a diventarne centro di riferimento.

«Le ricerche degli ultimi quattro anni hanno portato prove che le piante si comportano come esseri intelligenti. Il rischio per noi è stato che si equivocasse una ricerca scientifica solida con credenze popolari che hanno diffuso una serie incredibile di sciocchezze» avverte Stefano Mancuso, del dipartimento di ortoflorofrutticoltura dell'Università di Firenze.

«La neurobiologia vegetale è nata qui e all'Università di Bonn, con il team di Frantisek Baluska, dell'Istituto di botanica molecolare e cellulare. Abbiamo scoperto che in ciascun apice radicale c'è una zona, detta di transizione, le cui cellule hanno caratteristiche neuronali. Mettono cioè in atto una trasmissione sinaptica identica a quella dei tessuti neurali animali».

L'impulso scorre nel cervello della pianta attraverso molecole, i neurotrasmettitori, molti dei quali sono gli stessi con cui comunicano i neuroni animali. «In questi apici troviamo glutammato, glicina, sinaptotagmina, gaba, acetilcolina. Ci siamo chiesti: che cosa ci stanno a fare, se le piante non hanno una trasmissione sinaptica?» racconta il ricercatore. Se era noto che i vegetali producono sostanze attive neurologicamente, come caffeina, teina o cannabina, la scoperta di neurotrasmettitori ha evidenziato l'attività neurale.

Anche il ruolo del più importante ormone vegetale finora conosciuto, l'auxina, è stato ridefinito. Baluska: «Permette alla pianta di accrescersi o di emettere nuove radici ed è un neurotrasmettitore specifico dei vegetali, molto simile alle nostre melatonina o serotonina».

«È tempo di dare il benvenuto alle piante nel novero degli organismi intelligenti» afferma Peter Barlow, della School of biological science dell'Università di Bonn. Una prova di «intelligenza vegetale», del resto, è il comportamento in caso di difficoltà. Le piante agiscono infatti con lo stesso sistema prova-errore degli animali: davanti a un problema procedono per tentativi fino a trovare la soluzione ottimale di cui, poi, si ricordano quando si presenta una situazione simile.

Se per esempio manca acqua, aumentano lo spessore dell'epidermide, ne chiudono le aperture, gli stomi, evitando la traspirazione. Riducono poi il numero di foglie aumentando quello delle radici per esplorare zone vicine.

Viene da chiedersi, però, se non si tratti di stimoli puramente meccanici. «No, si tratta di un comportamento intelligente» sostiene Mancuso. «Se le radici dovessero solo trovare acqua, potrebbe essere automatico. Ma devono anche cercare ossigeno, nutrienti minerali, crescere secondo il senso della gravità, evitare attacchi.

E valutare quindi contemporaneamente le comunicazioni chimiche che le piante si scambiano attraverso l'aria e la terra: messaggi sullo stato di salute o sui parassiti. Se sono attaccate da patogeni, comunicano alle simili della stessa specie con gas e sostanze volatili che c'è un pericolo, invitandole ad aumentare le difese immunitarie. I vegetali, così, dimostrano di essere anche sociali».

Sociali ma non necessariamente socievoli. Essendo esseri territoriali, le piante si mandano segnali del tipo «qui ci sono io», emettendo sostanze disciolte nel terreno. Le radici intercettano le comunicazioni, capiscono se hanno vicino una pianta della stessa specie, e in tal caso la reazione è blanda, oppure se è un'avversaria, e allora diventano aggressive fino a lanciare sostanze velenose.

Tenendo conto di tutti questi stimoli l'apice decide cosa fare. Decisione che viene anche dal ricordo: una pianta che ha già affrontato un certo problema è in grado di rispondere in modo più efficiente. «Questa caratteristica» ricorda Mancuso «era nota: si parlava di acclimatazione. Per esempio, l'olivo a ottobre-novembre si modifica per affrontare l'inverno. Finora lo si spiegava come una risposta meccanica alle variazioni ambientali. In realtà la pianta decide di farlo quando sente le condizioni che ha memorizzato».

Le piante hanno anche una certa coscienza di sé. Diversi esperimenti hanno mostrato che, prendendone due geneticamente identiche, due cloni, e mettendole accanto, quella che è messa in ombra dall'altra si muove alla ricerca di luce. Se invece si accorge di essere essa stessa a farsi ombra con un ramo, nulla accade.

Ma tutte le piante sono ugualmente dotate? Un filo d'erba ha lo stesso Q.I. di una quercia centenaria? «È possibile che ci siano piante più intelligenti, ma ancora non lo sappiamo» riconosce Mancuso. «Per misurare il quoziente intellettivo di un ratto lo si mette in un labirinto e si guarda quanto impiega ad arrivare al cibo.

Si è visto che una radice di mais inserita in un labirinto la cui meta era dell'azoto ci arrivava senza sbagliare, trovando la via più corta: in questo caso si tratta di organi di senso più raffinati».

«Siamo appena all'inizio di una rivoluzione nel nostro modo di pensare alle piante» commenta Dieter Volkmann, del gruppo di Bonn. Questi studi, oltre a rivoluzionare le conoscenze sulle piante, hanno ricadute anche sull'uomo. I neuroni verdi possono fungere da modello per sperimentare terapie contro malattie degenerative del sistema nervoso, come il morbo di Parkinson e di Alzheimer.

«Gli animali vengono utilizzati, e con successo, in questo tipo di studi. Usare le piante non è però un regresso nella scala evolutiva» dice Mancuso. «Una cellula neuronale vegetale è sì un modello semplificato di neurone, ma proprio per questo consente di individuarne più facilmente i meccanismi.

Non ci sono problemi di vivisezione e le cellule delle piante sono facilmente trasformabili geneticamente, caratteristiche che potrebbero farne un materiale da laboratorio valido dalla ricerca di base alle applicazioni terapeutiche.

Il Medical research council di Cambridge, il laboratorio di biologia molecolare fucina di premi Nobel, collabora con noi in questo campo». Non è finita: i neuroni delle piante potrebbero presto diventare un modello anche per gli studi sull'intelligenza artificiale.

Le piante carnivore hanno un intero arsenale a disposizione per attirare le prede: colori accesi, nettari deliziosi... Finora però nessuno sapeva che fossero anche in grado di produrre una particolare bioluminescenza blu acceso, invisibile all'occhio umano ma non alle malcapitate prede, come quella visibile in quest'immagine di una pianta Nepenthes khasiana scattata nell'ultravioletto.

Come rivela infatti un nuovo studio pubblicato sulla rivista Plant Biology, le piante carnivore posseggono cellule specializzate capaci di produrre questa colorazione all'ultravioletto che di sicuro non sfugge agli insetti, ma forse, sospettano i ricercatori, anche a piccoli mammiferi.

(3)Quel che una pianta sa: l’affascinante intelligenza delle piante

Come fa un fiore di ciliegio a sapere quando è ora di sbocciare? Si rende davvero conto che è arrivata primavera? E come fa una Venere acchiappamosche a capire quando far scattare le sue foglie e intrappolare la preda? È forse in grado di avvertire le sottilissime zampe dell’insetto? Per la rubrica “Racconti d’Ambiente“, pubblichiamo oggi un estratto del libro “Quel che una pianta sa“, del biologo Daniel Chamovitz, pubblicato da Raffaello Cortina Editore. L’autore punta lo sguardo sulle modalità con cui i vegetali fanno esperienza del mondo, dai colori che “vedono” agli odori che “annusano”, a quel che “ricordano”. Noi e i vegetali siamo figli della medesima evoluzione anche se due miliardi di anni fa è avvenuta la grande biforcazione tra le bellissime forme animali e quelle vegetali. In questo viaggio tra erbe, fiori e alberi, possiamo imparare come le piante distinguano l’alto dal basso, come si accorgano che una loro vicina è infestata, scoprendo che con i girasoli e le querce abbiamo in comune molto più di quanto possiamo immaginare. Ecco il prologo del libro…

Il parallelismo fra i sensi delle piante e i sensi negli esseri umani ha cominciato ad affascinarmi negli anni Novanta del secolo scorso, quando ero ancora un giovane assegnista di ricerca alla Yale University. Mi interessava studiare un processo biologico specifico delle piante che non avesse alcuna relazione con la biologia umana (probabilmente, per reagire al fatto che in famiglia c’erano altri sei dottori, e tutti in medicina).

Perciò, mi attraeva indagare su come le piante usino la luce per regolare il proprio sviluppo, e nel corso delle mie ricerche ho scoperto un gruppo specifico di geni necessario alla pianta per determinare se si trova esposta alla luce oppure al buio. Con mia grande sorpresa e contro ogni mia intenzione, in seguito ho scoperto che lo stesso gruppo di geni fa parte anche del DNA umano. Questo mi ha spinto a chiedermi quale azione svolgano nelle persone questi geni apparentemente “specifici delle piante”. Molti anni più tardi e dopo svariate ricerche, ora sappiamo che questi geni non soltanto si sono mantenuti sia nei vegetali sia negli animali, ma che in entrambi i casi regolano (insieme ad altri processi dello sviluppo) anche le risposte alla luce!

Mi sono reso conto, quindi, che la differenza genetica fra le piante e gli animali non è così rilevante come credevo un tempo, e ho cominciato a interrogarmi sui parallelismi fra le piante e la biologia umana proprio mentre le mie ricerche passavano dallo studio delle risposte alla luce da parte delle piante alla leucemia del moscerino della frutta. Ho scoperto che, pur se nessun vegetale a mia conoscenza dirà mai: “Dammi da mangiare, Seymour!”, ci sono molte piante che “ne sanno” un bel po’.

Anzi, noi tendiamo a non prestare troppa attenzione all’apparato sensoriale così straordinariamente sofisticato dei fiori o degli alberi del nostro giardino. Mentre la maggior parte degli animali può scegliere il proprio ambiente, cercare riparo da un temporale, procurarsi cibo e una compagna o un compagno, oppure migrare con il cambiare delle stagioni, le piante devono essere in grado di resistere e adattarsi continuamente ai mutamenti climatici, agli sconfinamenti dei vicini e ai parassiti che le invadono, senza avere possibilità di spostarsi in un ambiente migliore. Per questo, le piante hanno sviluppato complessi apparati sensoriali e regolatori che consentono di modulare la propria crescita in risposta a condizioni sempre differenti. Un olmo deve sapere se il vicino gli fa da scudo rispetto al Sole, in modo da trovare la maniera di crescere verso la luce a sua disposizione. Una lattuga deve sapere della presenza di famelici afidi, in modo da produrre sostanze chimiche velenose che li uccidano. Un abete di Douglas deve sapere se venti sferzanti stanno scuotendo i suoi rami, in maniera tale da poter far crescere un tronco più robusto. I ciliegi devono sapere quando fiorire, e così via.

A livello genetico, le piante sono più complesse di molti animali, e alcune delle scoperte più importanti di tutta la biologia sono il risultato di ricerche condotte su di loro. Robert Hooke scoprì l’esistenza delle cellule nel 1665, mentre studiava il sughero con il primitivo microscopio che si era costruito da solo. Nel diciannovesimo secolo Gregor Mendel enunciò i principi della moderna genetica usando piante di piselli; e alla metà del ventesimo secolo Barbara McClintock usò il mais per mostrare la trasposizione genica, ovvero che i geni possono saltare da un punto all’altro del corredo genetico. Oggi sappiamo che questi “geni saltanti” sono una caratteristica di ogni DNA e che negli esseri umani sono strettamente correlati con il cancro. E anche se riconosciamo in Charles Darwin il padre fondatore della moderna teoria dell’evoluzione, alcune delle sue scoperte più importanti hanno riguardato specificamente la biologia delle piante, e nelle pagine di questo libro ne incontreremo diverse.

Evidentemente, il mio uso della parola “sapere” è tutt’altro che ortodosso. Tuttavia, le diverse parti di una pianta sono strettamente collegate fra loro, e le informazioni riguardanti la luce, le sostanze chimiche presenti nell’aria e la temperatura vengono scambiate costantemente fra radici e foglie, fiori e steli, per far sì che il vegetale si ponga nelle migliori condizioni nei confronti dell’ambiente. Non possiamo mettere sullo stesso piano il comportamento umano con le modalità con le quali funzionano le piante, ma vi chiedo di sodalizzare con me se per tutto il libro ricorro a una terminologia riservata di solito all’esperienza umana. Quando esploro quello che una pianta vede o annusa, non sostengo con questo che la pianta abbia occhi oppure naso (o un cervello che influenzi l’input sensoriale con l’emozione). Ma credo che questa terminologia ci aiuti a considerare secondo un’altra ottica la vista, l’odorato, e quello che è veramente un vegetale. E in definitiva ciò che siamo noi.

Il mio libro non è “La vita segreta delle piante“; se cercate tra le mie pagine la dichiarazione che le piante sono esattamente come noi, non la troverete. Come ha sottolineato il noto fisiologo vegetale Arthur Galston nel 1974, nel momento di maggiore successo di quel libro, estremamente popolare, ma carente dal punto di vista scientifico, dobbiamo stare in guardia da “bizzarre affermazioni senza adeguate evidenze a sostegno”. Peggio ancora che fuorviare il lettore ignaro, “La vita segreta delle piante” ha avuto come conseguenza un fallout scientifico che ha ostacolato importanti ricerche sul comportamento dei vegetali, rendendo gli scienziati diffidenti nei confronti di qualsiasi studio che accennasse minimamente a parallelismi fra i sensi degli animali e i sensi delle piante.

Negli oltre tre decenni trascorsi dal momento in cui “La vita segreta delle piante” ha suscitato grande interesse da parte dei media, la nostra comprensione della biologia vegetale è cresciuta enormemente. Nel mio Quel che una pianta sa passerò in rassegna le ultime ricerche nel campo della biologia vegetale e mostrerò che le piante posseggono davvero dei sensi. Ciò non significa che il volume costituisca un panorama esaustivo di quanto la scienza è in grado di affermare oggi sui sensi delle piante; occorrerebbe un manuale comprensibile soltanto dai lettori più addentro alla materia. Invece, in ogni capitolo, concentrerò l’attenzione su uno dei sensi umani, confrontando ciò che questo rappresenta per le persone da una parte e per le piante dall’altra. Descriverò come l’informazione sensoriale venga percepita e poi elaborata, e le implicazioni ecologiche che ha per una pianta il senso preso in esame. E ogni capitolo conterrà sia un excursus storico sia uno sguardo sullo stato dell’arte. Ho scelto di parlare di vista, tatto, udito, propriocezione e memoria; dedicherò un capitolo anche all’odorato, ma non mi soffermerò sul gusto (i due sensi sono comunque strettamente correlati).

Noi siamo del tutto dipendenti dalle piante. Ci svegliamo in case fabbricate con il legno delle foreste del Maine, ci versiamo una tazza di caffè macinato da chicchi cresciuti in Brasile, indossiamo magliette fatte di cotone, stampiamo le nostre relazioni su carta, portiamo i nostri figli a scuola in auto con pneumatici fatti di gomma cresciuta in Africa e ci riforniamo di benzina derivata da cicadi morte milioni di anni fa. Estratti chimici delle piante riducono la febbre (pensate all’aspirina), e trattano il cancro (Taxol). Il grano ha portato alla fine di un’epoca e all’inizio di un’altra, e l’umile patata ha spinto a migrazioni di massa. Le piante continuano a ispirarci e a sorprenderci: le possenti sequoie sono gli organismi singoli e indipendenti più grandi al mondo, le alghe sono alcuni dei più minuscoli, e le rose inducono qualsiasi persona al sorriso.

Sapendo quello che le piante fanno per noi, perché non soffermarci un attimo a scoprire cosa hanno svelato su di loro gli scienziati? Sarà il nostro viaggio nel mondo della scienza che studia la vita delle piante; cominciamo, quindi, a capire cosa vedono davvero mentre passano il tempo nel nostro giardino.

Daniel Chamovitz *

Biologo, dirige il Manna Center for Plant Biosciences all’Università di Tel Aviv. È autore di scoperte rivoluzionarie nell’ambito della biologia delle piante, e le sue ricerche sono state pubblicate sulle riviste più prestigiose.

http://www.greenews.info/rubriche/quel-che-una-pianta-sa-laffascinante-intelligenza-delle-piante-20131008/

(4)Il linguaggio delle piante

Sembra che anche le piante possano "origliare" le conversazioni dei vicini, e che quello che "ascoltano" ne influenzi (bene o male, a seconda dei vicini) la crescita: è quanto emerge da un nuovo studio pubblicato a maggio sulla rivista BMC Ecology, in base al quale le piante ricorrerebbero a segnali acustici per comunicare tra loro.

"Abbiamo dimostrato che le piante sono in grado di riconoscere se quello che gli cresce accanto sia o meno un buon vicino", afferma Monica Gagliano, ecologa evoluzionista della University of Western Australia, tra gli autori dello studio. "E supponiamo che questa informazione sia veicolata da un segnale acustico".

La loro scoperta induce a credere che le piante non solo possano "sentire l'odore" di sostanze chimiche e "vedere" la luce emessa dai loro vicini (modalità di comunicazione già note agli scienziati), ma che possano persino "ascoltare i suoni" emessi da altre piante. "Le piante sono organismi molto più complessi di quanto pensiamo", afferma Gagliano.

Buon vicinato
Nel recente studio Gagliano e il collega Michael Renton hanno osservato che le piante di peperoncino in compagnia di "buoni vicini", come ad esempio il basilico - che inibisce lo sviluppo di erbacce e parassiti - crescevano più in fretta e più sane rispetto a quelle isolate.

Incredibilmente, lo stesso risultato si è ottenuto anche dopo aver avvolto le piante in fogli di plastica nera, in modo che non potessero scambiarsi radiazioni o segnali chimici. In un modo o nell'altro le piantine di peperoncino sono riuscite comunque a individuare che tipo di piante fossero i loro vicini, e a reagire di conseguenza.

"L'ipotesi che quello che si scambino sia una vibrazione sonora è la più semplice, e forse la più intuitiva, perché i suoni si propagano molto bene attraverso numerosi mezzi", spiega Gagliano. Quest'ultima ricerca di Gagliano è la prosecuzione di un esperimento effettuato lo scorso anno, in cui il suo team ha mostrato che le piante di peperoncino avvertono, allo stesso modo, se si trovano invece fra "cattivi vicini", come ad esempio il finocchio, che emette sostanze chimiche che inibiscono la crescita delle altre piante.

La "lingua delle piante"

Gli scienziati dichiarano che la ricerca su questa insolita forma di comunicazione tra piante è ancora ai primi stadi, e sono consapevoli che molte questioni sono ancora aperte. Per esempio, le piante comunicano intenzionalmente le une con le altre? E, se è così, parlano una "lingua delle piante" universale?

"Qualunque sia il tipo di segnale emesso, non sappiamo ancora se lo producano allo scopo effettivo di comunicare o se sia un sottoprodotto secondario di qualche attività che poi viene 'captato' da altre piante", spiega Renton.

E poi rimangono altri misteri: quali strutture corporee userebbero le piante per parlarsi e ascoltarsi tra loro? E gli insetti e gli animali potrebbero forse spiare le loro conversazioni per usarle, in qualche modo, ai loro scopi?

"Non lo sappiamo", ammette Gagliano. Ma, aggiunge, "i dati ci sono. Le piante qualcosa stanno facendo. Anche se non so spiegarlo fino in fondo, questo non significa che non accada".

Comunque accada, Gagliano ritiene che la capacità di comunicare con i suoni sia diffusa tra le piante. "Se si tratta di un'ulteriore modalità che le piante usano per comunicare, allora mi aspetto che sia diffusa ovunque", dice.

Gagliano pensa che i segnali acustici potrebbero essere un modo rapido e semplice, per le piante, per identificare i loro vicini e anticiparne le mosse. Comunicare invece tramite segnali chimici comporta la produzione di molecole e recettori specializzati, che risulta più costoso dal punto di vista del dispendio di risorse.

Coltivare con la musica

Richard Evans, esperto di coltivazione e di ecosistemi della University of California della città di Davis, non coinvolto nello studio, afferma che, anche se preferirebbe vedere l'esperimento ripetuto più volte, queste scoperte "sono senza dubbio affascinanti".
"Sembra che i ricercatori abbiano provato che tra le piante esiste una modalità di comunicazione mai identificata prima", continua Evans.

Gagliano ipotizza che indagare i segreti della comunicazione tra le piante potrebbe anche avere ricadute pratiche a nostro vantaggio. Immagina che gli agricoltori, invece di ricorrere a fertilizzanti o pesticidi, un giorno potranno usare i suoni per incoraggiare o inibire la crescita di certe piante.

"Penso che finora non abbiamo sfruttato a pieno quello che la natura ci mette a disposizione", sostiene. "È come se ci limitassimo a una piccola cassetta degli attrezzi quando la natura ci fornisce una gamma molto più ampia di strumenti da utilizzare".

Ma Renton, coautore dello studio, ci tiene a precisare che, comunque, "gli effetti osservati sono piuttosto piccoli".

E conclude: "Penso dovremo aspettare un po' per sapere se a un agricoltore convenga economicamente usare la musica per ottenere quel piccolo incremento nella velocità di germinazione".

Fonte:
http://www.nationalgeographic.it/scienza/2013/05/13/news/piante_che_parlano-1649137/

Le cinque piante più antiche del pianeta


Matusalemme, ha 4841 anni di età, questo antico pino bristlecone è il più antico albero vivente. Situato nelle White Mountains della California, la posizione esatta di Matusalemme è un segreto, sopratutto per proteggerlo dal pubblico. (Un esemplare più grande di nome Prometeo, di circa 4900 anni di età, è stato abbattuto da un ricercatore nel 1964 con l'autorizzazione del Servizio Forestale degli Stati Uniti.)

Immagine Antica pianta: Sarv-e Abarqu.
Sarv-e Abarqu, è un cipresso nella provincia di Yazd, in Iran. L'albero ha oltre 4.000 anni: per aver vissuto agli albori della civiltà umana è considerato un monumento nazionale iraniano.

Immagine antica pianta: Llangernyw Yew.
Quest'incredibile tasso risiede in un piccolo sagrato di una chiesa nel Galles del nord. Ha circa 4.000 anni ed è ancora in crescita! Nel 2002, per celebrare il giubileo d'oro della regina Elisabetta II, l'albero è stato designato come uno dei 50 grandi alberi britannici.


Alerce è il nome comune del cupressoides Fitzroya, una specie arborea autoctona sulle montagne delle Ande. Ad oggi, il più antico esemplare vivente ha 3640 anni.


Il senatore, che si trova in Florida, è il più grande cipresso calvo negli Stati Uniti, ed è ampiamente considerato il più antico della sua specie. Ha circa 3.500 anni ed il senatore fu utilizzato come punto di riferimento dagli indiani. La dimensione del senatore è particolarmente impressionante: questa gli ha permesso di sopportare molti uragani, tra cui uno nel 1925 che ha ridotto la sua altezza di 40 metri. L'albero deve il suo nome dal senatore M.O. Overstreet, che ha donato il terreno dove si trova e i dintorni nel 1927.

https://www.treedom.net/en/blog/post/i-5-alberi-viventi-piu-antichi-del-mondo-448

E per finire, la pianta più antica del mondo ha 13.000 mila anni.

Trovata in California. E' una quercia che si è clonata nel corso dei secoli. Il precedente primato era di un pino di 9.000 anni che vive in Norvegia di LUIGI BIGNAMI


E’ una quercia trovata su una collina della California, la pianta più antica del mondo sopravvissuta per 13 mila anni dall’ultima era glaciale ad una serie di eventi climatici devastanti. E’ stata scoperta nel 2009 da ricercatori dell’università di Davis, in California.
La specie è Quercus palmeri e la pianta è stata soprannominata Jurupa dal nome del luogo in cui vive in California, sulle montagne omonime della contea di Riverside.
Jurupa è unica nel suo genere: questo strambo albero a cespuglio, che copre una larghezza di circa 25 metri, si trova in una zona inospitale, la macchia tipica dei deserti nordamericani, incuneato tra massi di granito e spazzato dal vento.

C'era ancora l'ultima era glaciale quando, 13.000 anni fa, un piccolo seme di una quercia iniziò a svilupparsi e a crescere in un'arida area della California e da allora ha continuato a vivere fino ai nostri giorni, seppur sotto forma di clone.

Circa dieci anni fa, Mitch Provance dell'Università della California, stava conducendo un sopralluogo sulle montagne della regione di Jurupa, quando si trovò ad attraversare una macchia di una particolare specie di querce. Provance trovò interessante quel gruppo di alberi non solo perché si trovavano in un ambiente che non era tipico per loro (a quota più alta), ma perché tutte le piante erano estremamente simili l'una all'altra. Provance intuì quasi immediatamente che ciascuna pianta poteva essere un clone dell'altra.

A quel punto è iniziato uno studio specifico che ha portato a scoprire che tutte le piante avevano proteine esattamente simili. "Le probabilità che tali cespugli potessero essere tutti così uguali dal punto di vista del loro chimismo erano insignificanti", ha detto Jeffrey Ross-lbarra che ha eseguito la ricerca, pubblicata su PlosOne.

L'unica possibilità che può spiegare una tale diffusione di piante simili consiste nell'ammettere che le piante sono cloni di se stesse.

Per porre una data sulla prima pianta che è cresciuta in quel luogo i ricercatori sono risaliti ai cicli di vita che quella macchia ha avuto. Li hanno contati considerando che ciascuno è di 40-50 anni e che per incendi o per altri motivi terminano la loro vita rinascendo all'interno della macchia stessa per poi allargarsi. In questo modo sono riusciti a risalire all'età: circa 13.000 anni.

Qualche ricercatore tuttavia ha dubbi sul metodo utilizzato per risalire così indietro nel tempo. Tra questi vi è Marc Abrams dell'Università della Pennsylvania, il quale sostiene che si dovrebbero trovare altri indizi per avere la certezza che si tratta di un'unica pianta che si è clonata in un così lungo lasso di tempo. Ross-lbarra sostiene che se si riuscisse a trovare un piccolo pezzo di legno fossilizzato, l'analisi del carbonio potrebbe dare la conferma definitiva.

Fino ad oggi la più antica pianta conosciuta era una conifera scoperta al confine tra la Svezia e la Norvegia, che risalirebbe a circa 9.000 anni fa. Dopo queste eccezioni segue "Matusalemme", un pino Bristlecone che vive vicino Las Vegas, la cui età si aggira attorno ai 5.000 anni. Altri alberi vecchi di migliaia di anni vivono in Iran, dove un cipresso sembra avere 4.000 anni; in Cile dove un altro cipresso ha compiuto i 3.600 anni. In Italia il censimento degli alberi monumentali realizzato dal Corpo forestale dello Stato ha individuato l'albero più antico della nostra penisola nell'oleastro di San Baltolu di Luras, in provincia di Sassari: ha 3.000 anni. Dal punto di vista scientifico si tratta di un Olea europaea oleaster, in altre parole un olivo selvatico. Un esemplare di 15 metri di altezza e 11 metri di circonferenza.

Fonte:

http://www.repubblica.it/ambiente/2009/12/29/news/ecco_la_pianta_piu_vecchia_ha_la_bellezza_di_13_000_anni-1819683/


Fatta fiorire una pianta con un seme di 32 mila anni fa

Recuperato in una tana fossilizzata di scoiattoli a 38 metri di profondità nella tundra siberiana.

MILANO - Per 32 mila anni quel seme era stato conservato a 38 metri di profondità nel permafrost - il terreno perennemente gelato della tundra siberiana nord-orientale - contenuto in una tana fossilizzata di scoiattoli a Duvanny Yar, sulle rive del corso inferiore del fiume Kolyma. Un gruppo di scienziati russi del Centro di ricerche di Pushkino l'ha riportato in vita e l'ha fatto germogliare. Il fiore, al di là delle più rosee aspettative degli stessi ricercatori, è sbocciato e, al posto di mammut giganteschi che se lo sarebbero ingollato in un attimo, si è trovato accudito meglio di un figlio, bersagliato di fotografie e pubblicato sul numero odierno dell'autorevole rivista scientifica americana Pnas.

Come penso si è dimostrato dalla breve documentazione sopra, l’immortalità per l’uomo non è utopia, ma impedita da un potere dominante alieno.

Fonte:
http://www.corriere.it/scienze/12_febbraio_21/fiorita-pianta-artico-russia_83f227cc-5c74-11e1-beff-3dad6e87678a.shtml