martedì 27 dicembre 2016

Antartide, il Continente Proibito


L'Antartide fu scoperta nel 1820 durante la spedizione russa di Faddei Bellinshausen e Mikhail Lazarev, ma le esplorazioni sono state avviate concretamente soltanto cent'anni dopo, con l'invio di spedizioni scientifiche da diversi paesi. il Polo Sud, o Antartide, è un continente, ovvero un’immensa distesa di ghiaccio sotto il quale c’è la terra. Al Polo Sud si trova il 90% di tutto il ghiaccio mondiale, il che corrisponde a 3/4 delle riserve di acqua fresca mondiali. Infatti qualcuno ogni tanto pensa di poter risolvere i problemi di aridità di alcune zone semplicemente trasportando pezzi di ghiaccio antartici. Al confronto, il Polo Nord ha molto meno ghiaccio.

Dopo il ritorno del viaggio dell’ammiraglio Byrd in Antartide, i paesi più importanti del “globo”, URSS compresa, decisero di stabilire delle regole che limitasse, o meglio impedisse ai comuni cittadini di visitare l’Antartide senza preventiva autorizzazione da parte delle autorità proposte, e in quelle zone da loro consentite e sotto la scorta delle autorità militari. Tali regole sono talmente tassative che tutti coloro che si sono avventurati senza i preventivi permessi, sono scomparsi misteriosamente e in alcuni casi come la spedizione di giovani scienziati norvegesi persero la vita per mano delle autorità proposte a presidiare il continente, diventato ormai un continente proibito. Di seguito un link che testimonia che in Antartide si muore con troppa facilità:
https://www.youtube.com/watch?v=7E89bk5fCq4
http://www.ansa.it/mare/notizie/rubriche/uominiemare/2011/03/01/visualizza_new.html_1561743616.html

Il trattato Antartico, detto anche trattato di Washington, è un accordo internazionale finalizzato alla definizione dell'utilizzo delle parti disabitate dell'Antartide che si trovano a sud dei 60° di latitudine S. Il trattato costituisce la base del complesso sistema di accordi multilaterali definito come sistema del trattato antartico (Antarctic Treaty System o ATS)
L'obiettivo del trattato è quello di stabilire le linee guida per l'utilizzo pacifico delle risorse del continente e per la preservazione di flora, fauna e dell'ecosistema.
Fu stipulato a Washington il 1º dicembre 1959 e firmato dai paesi partecipanti all'Anno Geofisico Internazionale (1957-58). Entrò in vigore il 23 giugno 1961.
Tramite il trattato i paesi firmatari con rivendicazioni di sovranità territoriale concordano di interrompere le loro richieste e di rinunciare allo sfruttamento economico o all'utilizzo per scopi bellici del continente; sono infatti interdette le attività di tipo militare e ogni attività che implichi esplosioni nucleari o depositi di materiale radioattivo.


Il più noto e importante esploratore dell’antartide fu L’Ammiraglio della Marina Americana Richard Evelin Byrd con la prima esplorazione nel 1926. Tentò di sorvolare il Polo Nord e dichiarò di averlo raggiunto, non riuscendo però a portare valide prove della sua affermazione. Nel 1928, organizzò una prima spedizione con due navi e tre aerei, riuscendo a sorvolare il Polo Sud il 29 Novembre 1929. Quello che dichiarò di aver scoperto fu un vero è proprio continente con grandi distese verdeggianti, montagne, laghi, fiumi ed un clima temperato …. E udite udite, maestose città che luccicavano come cristalli, che sembravano uscire da un mondo di magia e di fiabe, abitate da una razza aliena che possedeva una tecnologia in grado di manipolare la materia, e di viaggiare a velocità della luce.

Il racconto completo del suo diario lo trovate al seguente link: http://arteeanima.blogspot.it/

Nel 1938, fu invitato dalle autorità naziste a partecipare alla spedizione antartica "Neuschwabenland" dell’inverno 1938/1939, ma rifiutò.
La più importante spedizione antartica fu la quarta, l’Operazione Highjump. Nel 1946, il Segretario della Marina Forrestal organizzò la più imponente spedizione Antartica mai realizzata fino ad allora ed anche in seguito nessuna ha mai raggiunto l'imponenza dell'operazione Highjump, una vera operazione militare.
Insieme alle nave Mount Olympus c’era la portaerei Philippine Sea e 13 navi appoggio, con decine di aerei, idrovolanti, elicotteri. I partecipanti erano più di 4500.

Dalla USS Pine Island partì per l'ennesima ricognizione fotografica uno dei sei idrovolanti Martin PBM-5A Mariner in dotazione, il George One, che, dopo un pò di tempo, venne a trovarsi in una zona a visibilità zero. Urtò un iceberg. Dallo squarciò fuoriscì il carburante e ciò ne provocò l'esplosione, evento non infrequente negli aerei di questo tipo.
Dopo lunghe ricerche, i superstiti vennero ritrovati dal George Two, l'11 gennaio 1947. Sei membri si erano salvati, tre erano morti.
L’operazione comportava una vera e propria task force costituita dalla portaerei Philippine Sea, da due cacciatorpediniere, la USS Brownsen e la USS Henderson, da due rompighiaccio, la USCGC Burton Island e la USCGC Northwind, da quattro navi di appoggio logistico, USS Yankee, USS Canisted, USS Merrick e USS Capacan, una nave per comunicazioni, la USS Mount Olympus, un sommergibile, l'USS Sennet di classe Balao, e da due navi per appoggio idrovolanti, la USS Currituck e la USS Pine Island. In tutto la task force era completata da dodici idrovolanti, sei elicotteri e 4.700 marines. L'armada era divisa in tre gruppi, orientale, centrale e occidentale. Il gruppo centrale giunse nel Mare di Ross il 30 dicembre 1946, e iniziò ad effettuare le esplorazioni previste. La spedizione terminò bruscamente alla fine del febbraio 1947 e rientrò sei mesi prima della data prevista anche a causa di alcuni gravi atti di guerra con un nemico, che non lasciavano nessuna speranza alle forze della spedizione USA.

Inevitabile chiedersi che cosa gli USA stavano cercando in Antartide. Erano preoccupati di verificare l’eventuale presenza ancora operativa della presunta base nazista Base 211 di appoggio agli U-Boot che avrebbero potuto attuare inaspettati azioni di pirataggio anche dopo la fine del conflitto mondiale? Oppure stavano cercando di stabilire un contatto con le misteriose creature che dimoravano in Antartide?

L’11 Febbraio 1947 venne scoperta la cosiddetta oasi di Bunger, In quel giorno il comandante di un idrovolante PBM mariner, David Eli Bunger, dichiarò di aver visto uno spettacolo stupefacente: una grande zona scura di terra in mezzo ai ghiacci polari.
Gli uomini nella cabina di guida videro improvvisamente un punto scuro sopra l'orizzonte bianco ed, avvicinatisi, non poterono credere i loro occhi. Avevano trovato una vera e propria oasi. Bunger ed i suoi, dopo aver controllato con attenzione la regione, fecero ritorno alla USS Pine Island per fare rapporto su ciò che avevano visto. Vi tornarono successivamente e riuscirono ad ammarare in uno dei laghi.
L'acqua era dolce e calda per l'Antartide, circa 30°, e all'interno gli uomini trovarono alghe rosse, blu e verdi che davano ai laghi il loro colore caratteristico. Il paesaggio sembrava vecchio di migliaia di anni, quando la terra emergeva dai ghiacci dell'ultima glaciazione, Byrd successivamente descrisse tale scoperta "di gran lunga la più importante", della spedizione. Dopo poche ore, in tutto il mondo i quotidiani pubblicavano notizie su quell'oasi. Byrd decise per il 19 Febbraio 1947 di ripercorrere la rotta di Bunger. Come d’abitudine prendeva appunti precisi e costanti sul diario di bordo.

Poco tempo dopo il volo di Byrd, l'intera spedizione rientrò in patria.
L’unico articolo in grado di spiegare l’arcano fu quello del prestigioso quotidiano cileno El Mercurio di Santiago del 5 marzo 1947. L'articolo di Lee van Atta riportava "che l'ammiraglio Richard E. Byrd riferiva sull’importanza strategica dei Poli" dalla Mount Olympus. Concludeva con la seguente dichiarazione: “L'ammiraglio Byrd ha dichiarato oggi che è di importanza fondamentale per gli Stati Uniti attuare misure difensive contro la possibile invasione del paese di mezzi aerei in partenza dai Poli.”
Secondo alcuni occultisti egli si riferiva in realtà ad oggetti volanti non umani in grado di volare a grandissima velocità da un Polo all’altro, con cui era venuto in contatto. In ogni caso molte questioni rimasero irrisolte: perché, malgrado le ingenti spese e mezzi, la spedizione tornò sei mesi prima?
Qual'era il vero scopo di quella armata militare?
Perchè un tale dispiego di mezzi e denaro poco tempo dopo la fine della II Guerra Mondiale?

Si trattava di un'operazione non geologica, come affermato, ma miliare, il cui scopo segreto era attaccare le Forze Naziste insediatesi segretamente in ANtartide dopo la spedizione "Neuschwabenland" (Nuova Svevia)? O, era quello che intendevano far credere all’opinione pubblica e alla stampa?
Il filmato, russo, mostra un racconto molto eloquente:
https://www.youtube.com/watch?v=7ibTQVdT4ks&t=267s
Le scoperte più importanti dell’ Operazione Highjump vennero, comunque, tenute nascoste. Tutto venne confermato dalla figlia, Pauline Byrd, la quale asserì: "Mio padre ha sempre tenuto accuratamente dei diari sui suoi viaggi e assolutamente un diario personale che manca. Non è per caso quello che è stato ritrovato tra gli effetti personali, in possesso dell'Università dell'Ohio? Voglio sapere se questo presunto diario è il suo. Sin da quando questo volo del Febbraio del 1947 non è stato svelato, la mia famiglia è stata esposta a molte minacce. Voglio sapere la verità!" Byrd trascrisse le parti più importanti della spedizione tra le pagine bianche del suo diario del 1926, conservato successivamente, insieme a grandi quantità di altro materiale delle spedizioni polari di Byrd nel Polar Byrd Research Center dell'Università di Columbus, Ohio e lì scoperte da Goerler, capo archivista.

"Devo scrivere questo diario di nascosto e in assoluta segretezza. Riguarda il mio volo antartico del 19 febbraio dell'anno 1947. Verrà il tempo in cui la razionalità degli uomini dovrà dissolversi nel nulla, e si dovrà allora accettare l'ineluttabilità della Verità. Io non ho la libertà di diffondere la documentazione che segue, forse non vedrà mai la luce, ma devo comunque fare il mio dovere e riportarla qui con la speranza che un giorno tutti possano leggerla, in un mondo in cui l'egoismo e l'avidità di certi uomini non potranno più sopprimere la Verità.

Nel 1955 gli fu affidato il comando dell'operazione Deep-Freeze, la spedizione antartica organizzata dagli Stati Uniti per l'Anno geofisico internazionale, che si sarebbe tenuto due anni più tardi. Ma non riuscì a portare a termine l'impresa: la morte lo colse misteriosamente qualche settimana dopo aver sorvolato per l'ultima volta il Polo Sud. Penso sia lecito chiedersi cosa aveva visto nel suo ultimo volo che non doveva vedere??!

Nel gennaio 2011, uno dei primi comunicati emessi dall’organizzazione “WikiLeaks” di Julian Assange, nota per aver divulgato nell’anno precedente vari segreti di tutte le nazioni, riportò che nelle stanze del Cremlino moscovita circolava un rapporto preparato per il Presidente Medvedev dalla “Russian Space Forces” (VKS), 45th Division of Space Control.
WikiLeaks riportava la notizia di vari cablogrammi segreti degli Stati Uniti che dettagliavano come questi, dal 2004, stessero ingaggiando una vera e propria guerra contro degli oggetti volanti non identificati che sembravano avere la loro base sul continente antartico o in ogni caso nell’oceano australe che lo circondava. In relazione a questo rapporto, gli USA stabilirono un livello di allerta militare il 10 giugno 2004 dopo che un considerevole gruppo di UFO, “emerso all’improvviso” dall’oceano australe si avvicinò a Guadalajara, in Messico, a 1600 chilometri dal confine americano. Senza tuttavia che accadesse altro, poiché gli UFO furono visti ritornare alla loro base nell’oceano circumpolare.

Secondo il rapporto presentato al Presidente Medvedev, il pericolo immediato era rappresentato dall’emersione improvvisa di queste grandi flotte di UFO, che provocavano onde enormi causate dalla loro uscita improvvisa da quella che veniva ritenuta essere la loro base sottomarina. Il rapporto citava, in merito a questi eventi, il caso del Clelia II, una nave da crociera antartica con un centinaio di persone a bordo, che nel dicembre del 2009 avrebbe rischiato di affondare quando venne coinvolta dalle gigantesche onde prodotte dall’emersione improvvisa di oggetti non identificati che uscivano dalle acque dell’oceano circumpolare. Per via dell’urto di un’onda alta quasi dieci metri, uno dei motori della nave venne messo fuori uso. In quell’occasione vennero anche interrotti temporaneamente i sistemi di comunicazione e l'elettricità di bordo.

A fronte di quanto WikiLeaks ha rivelato è inevitabile ricordare quanto ebbe a dichiarare l’ammiraglio Byrd al suo ritorno dall’Antartico con la missione militare “High Jump”, ovvero che gli Stati Uniti avrebbero dovuto rimanere “in uno stato di allerta continua” paventando una minaccia che poteva provenire da entrambi i poli.
Cosa si nasconde realmente sul continente antartico? E’ possibile che siano solo tutte coincidenze fortuite?
Julian Assange, dopo aver rivelato attraverso WikiLeaks il contenuto del cablogramma segreto degli USA, è stato arrestato. Un’altra coincidenza?
È notizia del maggio 2011 che un team di scienziati britannici ed americani, mentre lavoravano su un progetto comune riguardante lo studio dei fenomeni metereologici, avrebbero confermato la comparsa di uno strano "vortice nebbioso" al di sopra della zona in cui stavano operando.
Nonostante le raffiche di vento, il vortice si manteneva stazionario. Il cronometro scientifico, per registrare i tempi delle letture, agganciato a un pallone meteorologico, munito di strumentazioni di rilevazione di pressioni barometriche, velocità del vento e umidità, lanciato per esaminare il fenomeno, avrebbe segnalato, una volta recuperato, la data di ben dieci anni prima.

L'esperimento ripetuto più volte ha fornito sempre lo stesso risultato.
L'evento qui descritto avvenne nel 1975, la notizia viene rivelata adesso. A suo tempo fu riferito ai servizi segreti militari e, attraverso questi, alla Casa Bianca. Si ipotizza che lo strano vortice sia un tunnel magnetico spazio-temporale, noto ai militari dell'intelligence come "The time gate". Il fatto sarebbe avvenuto vicino alla zona in cui fu scoperta, nel 2001, una costruzione artificiale, in seguito a scavi effettuati sotto il ghiaccio, da parte dei militari americani, i quali non riuscirono a impedire che la notizia trapelasse nonostante il silenzio stampa.
Quando l'Europa ne venne a conoscenza vi furono forti proteste contro l'azione intrapresa dai militari americani e dal loro governo, per la violazione del Trattato Antartico Internazionale. Se, in effetti, si tratta di un fenomeno non naturale, è lecito credere sia generato da resti di tecnologie a noi ignote, sepolte sotto la calotta glaciale. Un nuovo "triangolo delle Bermude" in versione polare, a cui i militari sarebbero particolarmente interessati e che avrebbero interesse a nascondere?
L'Antartide è il continente più meridionale della Terra e comprende le terre ed i mari che circondano il Polo Sud. Con una superficie di circa 14 milioni di km2 è il quinto continente in ordine di grandezza, per il 98% completamente coperto da ghiaccio, avente uno spessore medio di 1.600 metri; il luogo più freddo della Terra e con le maggiori riserve di acqua dolce del pianeta; ben il 92%.

Byrd, affermò, che sotto i ghiacci dell’Antartide si nasconde un mondo che anoi può sembrare magico. Alcuni dei sui segreti sono stati indagati, ma non sono mai stati rivelati all’opinione pubblica. La scoperta più recente è il lago Vostok, un enorme lago sotterraneo che si trova sotto il ghiaccio. Un luogo rimasto intatto per circa 20 miliardi di anni, secondo le analisi dei ricercatori, anche se secondo gli scienziati russi la foratura non è stata fatta abbastanza in profondità, proprio per evitare di contaminare la zona isolata.
Ma questo non è l’unico mistero che nasconde l’Antartide, nel mese di aprile del 2001, pare che sia stato rivelato uno dei più grandi segreti, dopo che un satellite errante ha individuato sotto un enorme strato di ghiaccio, quella che potrebbe essere, un ingresso di una struttura antica. Guarda caso, l’esercito degli Stati Uniti si è subito preoccupato di controllare la zona, e naturalmente, i media hanno fatto del loro meglio per deviare tutte le informazioni. Anche se non ci sono molte informazioni riguardo questa anomalia rilevata nel bel mezzo di una montagna, alcuni paesi hanno formalmente protestato gli scavi condotti dall’esercito degli Stati Uniti.

Il 2 Gennaio 2015 l’editore del sito web earthfiles.com ha ricevuto una lettera inaspettata da un presunto Ingegnere Sottufficiale US Navy in pensione.
La lettera che ha ricevuto il sito web, racconta esperienze in cui l’ufficiale della Marina anonimo (si riferisce a se stesso come “Brian”) racconta le sue esperienze bizzarre e straordinarie di volo, durante il quale operazioni di carico e salvataggio in Antartide tra gli anni 1983 al 1997. Egli sostiene che esiste una collaborazione tra lo stato e gli Alieni, “e che l’Antartide è un importante campo di ricerca per questa partnership.”
L’esperienze e stranezze di Brian in cui effettuava il carico e salvataggio in Antartide sono state eseguite nel periodo tra il 1983 e il 1997, tra cui anche operazioni con dischi argentati che sfrecciavano in cielo sopra i Monti Transantartici.
Lui e il suo equipaggio hanno visto anche antiche rovine e un grande buco nel ghiaccio a circa cinque o dieci miglia dal Polo Sud che avrebbe dovuto essere una zona No Fly Zone. Ma durante una situazione di emergenza medica, sono entrati nella No Fly Zone e hanno visto quello che non avrebbero dovuto vedere: un presunto ingresso di una base di ricerca scientifica e umana in cui gli extraterrestri hanno creato sotto il ghiaccio.
Poi in un campo nei pressi di Marie Byrd Land, sono scomparsi per due settimana una dozzina di scienziati e quando sono riapparsi, l’equipaggio di volo di Brian ha ottenuto l’incarico di recuperarli. Brian dice che non hanno parlato ma dalle facce sembrano veramente spaventati. Insomma, la storia che avete appena sentito è qualcosa di incredibile. Secondo l’ex ingegnere Us Navy, in Antartide esiste tutt’oggi una base in cui scienziati e alieni stanno collaborando a qualcosa di misterioso.

Molti ipotizzano, da anni, che le nazioni abbiano accordi con questi extraterrestri in modo da permetterli di avere il pieno controllo su alcuni umani, anche di rapirli se necessario, per effettuare esperimenti.

E per finire … (si fa per dire) una notizia che ha dell’incredibile:
Mentre l’America ha appreso la vittoria elettorale di Donald J. Trump, il segretario di Stato John Kerry è andato nel luogo più lontano umanamente possibile da Washington:l’Antartide.
Kerry ha visitato la McMurdo Station, che è gestita dalla National Science Foundation, per avere un assaggio degli effetti dei cambiamenti climatici in Antartide e le ricerche scientifiche condotte lì. Secondo il Dipartimento di Stato, Kerry ha anche in programma di viaggiare verso la Amundsen-Scott South Pole Station.
Siamo davvero sicuri che Kerry, è andato in antartide per visitare la McMurdo Station. Bisognerebbe esserci nati per credere ad una assurdità del genere. Le ragioni del viaggio in Antartide di kerry, secondo le mie convinzioni, tenuto conto di quanto sopra, è andato in Antartide per tranquillizzare i veri padroni del pianeta terra: i nostri veri governanti che attraverso gli USA governano il mondo.

E udite, una incredibile relazione del Foreign servizi segreti ( SVR) ... afferma che i "Guardiani de l'Antartide " hanno reagito rapidamente contro gli Stati Uniti la scorsa settimana scatenando un terremoto dopo che Obama ha inviato " , senza invito o permesso " il suo segretario di stato John Kerry per avviare il contatto con loro nella " zona di confine " che è proibito da tutti i " protocolli noti " trattare con queste " entità ".
Secondo questo rapporto, Obama, sapendo che le forze anti-globaliste fedeli al presidente eletto Donald Trump erano pronti per la vittoria, ha spedito segretario di stato John Kerry in Antartide dove è arrivato l'11 novembre .
Gli analisti SVR in questa nota del rapporto vedono il tentativo del Segretario Kerry di convincere i " guardiani " a interferire in una " questione temporale " ma, che è stata " in fretta / immediatamente " respinta ordinando di lasciare la " zona di confine ".
Dopo aver lasciato l'Antartide, continua il rapporto, il Segretario Kerry
è andato a Christchurch, in Nuova Zelanda, il 12 novembre, dove ha trascorso la notte prima del suo viaggio per Wellington il giorno seguente .
Nelle prime ore del mattino (06:02 ora locale) del 13 novembre, mentre il segretario di Kerry dormiva a Christchurch, tuttavia, rileva la relazione, la regione è stata colpita da un potente terremoto di magnitudo 7,8 - gli analisti di SVR hanno additato come " prevedibile conseguenza " , utilizzata dai " guardiani " dell'Antartide come " messaggio di avvertimento " a non interferire con la loro "missione / di ricerca ".

E Per finire questa breve documentazione, sento l’obbligo morale di citare il libro di Francesco Amedeo Giannini, un italiano naturalizzato inglese che scrisse un libro incredibile: “Mondi Oltre i Poli” nel 1959. Libro quasi introvabile dato che la casa editrice che lo ha prodotto è fallita. Ma quello che trovo davvero singolare è che tale libro, non è mai stato tradotto nella lingua italiana. Un libro che presenta una teoria che per quanto assurda rispetto al paradigma scientifico ufficiale, meriterebbe di essere approfondita ed eventualmente oggetto di un programma di studio e di ricerca. Giannini, lottò contro i mulini al vento con una tale passione e testardaggine che solo chi è convinto delle sue ragioni può essere tanto ostinato. Cercò in tutti i modi di trovare fondi per approfondire e provare la validità delle sue teorie. Si rivolse a varie autorità scientifiche e persino a quelle religiose, ma anche se con garbo tutti rifiutarono di sovvenzionare la sua ricerca. Negandole in questo modo la possibilità di provare la sua visione di un mondo, o meglio di mondi oltre i poli. Non so se per ignoranza e mancanza di lungimiranza, oppure per non mettere in discussione un sistema scientifico basato su confuse e contraddittorie teorie insegnate come fossero realtà scientifiche, che offendono i principi della matematica e della fisica, dal momento che la fisica che viene insegnata nelle scuole di ogni ordine e grado fa acqua da tutte le parti se trasferita dalle simulazioni computerizzate alla realtà; come per esempio, la gravità, la teoria dell’evoluzione, il moto dei pianeti, e non ultimo, lo stesso “pianeta” terra. (Argomenti che affronterò nel prossimo documento).

Di Giannini dopo il fallimento per reperire i fondi per la sua ricerca, non si seppe più nulla. Scomparve, e mai nessuno, da quello che si sa, sentì il bisogno di cercarlo; nessuno sa la fine che fece, se scomparve di sua volontà oppure qualcuno si adoperò perché scomparisse.

Per chi è interessato può trovate una copia del libro “Mondi Oltre i Poli”, in formato pdf. al seguente link:
https://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20160817005951AAJ9jAQ

In mancanza, al seguente link trovate una breve sintesi dei primi capitoli:
http://mondioltreipolidigiannini.blogspot.it/

Bibliografia:

http://www.shan-newspaper.com/web/antartica/464-i-segreti-delleden-perduto.html

http://www.isoladiavalon.eu/terra_cava/

http://quellochenoncidicono.blogspot.it/2012/04/i-segreti-dellantartide.html

http://www.coscienza-universale.com/misteri/misteri-antartide-e-i-suoi-segreti/

http://beforeitsnews.com/blogging-citizen-journalism/2016/05/navy-engineer-i-saw-ancient-ruins-aliens-and-top-secret-bases-in-antarctica-2536865.html

1- http://www.lastampa.it/2016/11/12/multimedia/esteri/speciali/presidenziali-usa-2016/il-politico-che-andato-pi-lontano-dagli-usa-dopo-la-vittoria-di-trump- gHmqWQtuql7G9zmOeyXTAP/pagina.html

http://sadefenza.blogspot.it/2016/11/i-guardiani-dellantartide-reagiscono.html

http://mondioltreipolidigiannini.blogspot.it/

Note:

1- Stranamente la pagina della notizia dopo alcuni giorni è stata rimossa.
2- Il libro Worlds Beyond the Poles, lo trovate su AMAZON

sabato 22 ottobre 2016

L’intelligenza delle piante


(1)Premessa:
Penso che sia molto difficile accettare il fatto che la scienza ignora la vera storia dell’umanità; le vere origini, e ciò che le è stato sottratto dai colonizzatori alieni giunti sulla terra milioni e forse miliardi di anni fa.

Allo stesso modo, nessuno con un minimo di istruzione e intelligenza può accettare che nel 500 la chiesa e i poteri ad essa collegata sostenessero che la terra fosse piatta piuttosto che rotonda come sosteneva anche Galileo, che per salvare la testa, diversamente da Giordano Bruno, acconsentì a smentire la sua convinzione, nonostante, i sumeri 4 mila anni prima disegnavano mappe stellari oltre il nostro sistema solare di forma sferica …

E come se nulla fosse, la “scienza”, ancora una volta finge di ignorare le antiche conoscenze per domandarsi se gli animali sono esseri coscienti. Cioè, se sono consapevoli di esistere, e di produrre pensiero proprio, nonostante che le nuove riscoperte provano che anche le piante, possiedono capacità cognitive e quindi di comunicare tra loro, e udite, udite, anche con gli umani. Se impariamo a comunicare con loro, immaginate, le notizie del nostro passato che potremmo conoscere, senza che queste vengano filtrate, corrotte e manipolate dai “padroni” del mondo e della nostra vita materiale.

Personalmente penso che questi pseudo scienziati ci “marciano”. La scienza o presunta tale, fino a qualche centinaia di anni fa, si chiedeva se la donna possedesse l’anima, pur sapendo che una forma di vita può esistere a diversi livelli di e esistenza.

Lo scopo è sempre lo stesso. Impedire ad un numero importante di menti meno assoggettate psichicamente di scoprire la verità sulla condizione umana e il resto del creato, prima che sopraggiunga la morte; una morte programmata per impedire all’anima di emergere sulla materia, con tutto ciò che ne potrebbe conseguire.

Di seguito una breve ricerca che prova ampiamente che le piante tra i tre regni, non sono seconde agli altri due regni. Anzi per coerenza dovremmo considerarle fratelli e sorelle maggiori, dato che su questo mondo possono vivere senza interruzione anche 13 mila anni, e forse più. A parte il verme e la medusa immortale.

A cura di Arte e anima.

(2)L’intelligenza delle piante di Damiano Fedeli Giornalista ed altro

La prossima volta che vi capiterà di osservare un albero, o anche solo un cactus della terrazza, certo li guarderete con occhio diverso. Perché le piante, dalla quercia più imponente al fiore più esile, hanno una «testa pensante»: riflettono, si scambiano informazioni o avvertimenti, prendono decisioni. E il loro cervello segreto è nelle radici.

Una verità che Charles Darwin aveva già sospettato e che viene confermata dalla scienza. Su ogni singola punta delle radici (il nome è apice radicale) c'è un gruppo di cellule che comunica usando neurotrasmettitori, proprio come i nostri neuroni; e queste cellule elaborano e rispondono alle informazioni che arrivano qui da tutta la pianta.

Ciascun apice è autonomo, ma può anche coordinarsi con gli altri. Un vero e proprio cervello diffuso il cui funzionamento a rete ricorda quello di internet, e che permette agli alberi non solo di comunicare, ma persino di avere una memoria e una sorta di autocoscienza.

La scoperta è di un gruppo di ricercatori delle Università di Firenze e di Bonn e rappresenta una svolta in ciò che finora si sapeva sui vegetali. È nata persino una nuova scienza, la neurobiologia vegetale, di cui si è tenuto di recente a Firenze il primo congresso internazionale.

Gli studiosi della nuova disciplina hanno dato vita alla Society for plant neurobiology e a una rivista, Plant signaling & behavior (comunicazione e comportamento delle piante). Nel capoluogo toscano sta poi per nascere il primo laboratorio al mondo per questa materia, destinato a diventarne centro di riferimento.

«Le ricerche degli ultimi quattro anni hanno portato prove che le piante si comportano come esseri intelligenti. Il rischio per noi è stato che si equivocasse una ricerca scientifica solida con credenze popolari che hanno diffuso una serie incredibile di sciocchezze» avverte Stefano Mancuso, del dipartimento di ortoflorofrutticoltura dell'Università di Firenze.

«La neurobiologia vegetale è nata qui e all'Università di Bonn, con il team di Frantisek Baluska, dell'Istituto di botanica molecolare e cellulare. Abbiamo scoperto che in ciascun apice radicale c'è una zona, detta di transizione, le cui cellule hanno caratteristiche neuronali. Mettono cioè in atto una trasmissione sinaptica identica a quella dei tessuti neurali animali».

L'impulso scorre nel cervello della pianta attraverso molecole, i neurotrasmettitori, molti dei quali sono gli stessi con cui comunicano i neuroni animali. «In questi apici troviamo glutammato, glicina, sinaptotagmina, gaba, acetilcolina. Ci siamo chiesti: che cosa ci stanno a fare, se le piante non hanno una trasmissione sinaptica?» racconta il ricercatore. Se era noto che i vegetali producono sostanze attive neurologicamente, come caffeina, teina o cannabina, la scoperta di neurotrasmettitori ha evidenziato l'attività neurale.

Anche il ruolo del più importante ormone vegetale finora conosciuto, l'auxina, è stato ridefinito. Baluska: «Permette alla pianta di accrescersi o di emettere nuove radici ed è un neurotrasmettitore specifico dei vegetali, molto simile alle nostre melatonina o serotonina».

«È tempo di dare il benvenuto alle piante nel novero degli organismi intelligenti» afferma Peter Barlow, della School of biological science dell'Università di Bonn. Una prova di «intelligenza vegetale», del resto, è il comportamento in caso di difficoltà. Le piante agiscono infatti con lo stesso sistema prova-errore degli animali: davanti a un problema procedono per tentativi fino a trovare la soluzione ottimale di cui, poi, si ricordano quando si presenta una situazione simile.

Se per esempio manca acqua, aumentano lo spessore dell'epidermide, ne chiudono le aperture, gli stomi, evitando la traspirazione. Riducono poi il numero di foglie aumentando quello delle radici per esplorare zone vicine.

Viene da chiedersi, però, se non si tratti di stimoli puramente meccanici. «No, si tratta di un comportamento intelligente» sostiene Mancuso. «Se le radici dovessero solo trovare acqua, potrebbe essere automatico. Ma devono anche cercare ossigeno, nutrienti minerali, crescere secondo il senso della gravità, evitare attacchi.

E valutare quindi contemporaneamente le comunicazioni chimiche che le piante si scambiano attraverso l'aria e la terra: messaggi sullo stato di salute o sui parassiti. Se sono attaccate da patogeni, comunicano alle simili della stessa specie con gas e sostanze volatili che c'è un pericolo, invitandole ad aumentare le difese immunitarie. I vegetali, così, dimostrano di essere anche sociali».

Sociali ma non necessariamente socievoli. Essendo esseri territoriali, le piante si mandano segnali del tipo «qui ci sono io», emettendo sostanze disciolte nel terreno. Le radici intercettano le comunicazioni, capiscono se hanno vicino una pianta della stessa specie, e in tal caso la reazione è blanda, oppure se è un'avversaria, e allora diventano aggressive fino a lanciare sostanze velenose.

Tenendo conto di tutti questi stimoli l'apice decide cosa fare. Decisione che viene anche dal ricordo: una pianta che ha già affrontato un certo problema è in grado di rispondere in modo più efficiente. «Questa caratteristica» ricorda Mancuso «era nota: si parlava di acclimatazione. Per esempio, l'olivo a ottobre-novembre si modifica per affrontare l'inverno. Finora lo si spiegava come una risposta meccanica alle variazioni ambientali. In realtà la pianta decide di farlo quando sente le condizioni che ha memorizzato».

Le piante hanno anche una certa coscienza di sé. Diversi esperimenti hanno mostrato che, prendendone due geneticamente identiche, due cloni, e mettendole accanto, quella che è messa in ombra dall'altra si muove alla ricerca di luce. Se invece si accorge di essere essa stessa a farsi ombra con un ramo, nulla accade.

Ma tutte le piante sono ugualmente dotate? Un filo d'erba ha lo stesso Q.I. di una quercia centenaria? «È possibile che ci siano piante più intelligenti, ma ancora non lo sappiamo» riconosce Mancuso. «Per misurare il quoziente intellettivo di un ratto lo si mette in un labirinto e si guarda quanto impiega ad arrivare al cibo.

Si è visto che una radice di mais inserita in un labirinto la cui meta era dell'azoto ci arrivava senza sbagliare, trovando la via più corta: in questo caso si tratta di organi di senso più raffinati».

«Siamo appena all'inizio di una rivoluzione nel nostro modo di pensare alle piante» commenta Dieter Volkmann, del gruppo di Bonn. Questi studi, oltre a rivoluzionare le conoscenze sulle piante, hanno ricadute anche sull'uomo. I neuroni verdi possono fungere da modello per sperimentare terapie contro malattie degenerative del sistema nervoso, come il morbo di Parkinson e di Alzheimer.

«Gli animali vengono utilizzati, e con successo, in questo tipo di studi. Usare le piante non è però un regresso nella scala evolutiva» dice Mancuso. «Una cellula neuronale vegetale è sì un modello semplificato di neurone, ma proprio per questo consente di individuarne più facilmente i meccanismi.

Non ci sono problemi di vivisezione e le cellule delle piante sono facilmente trasformabili geneticamente, caratteristiche che potrebbero farne un materiale da laboratorio valido dalla ricerca di base alle applicazioni terapeutiche.

Il Medical research council di Cambridge, il laboratorio di biologia molecolare fucina di premi Nobel, collabora con noi in questo campo». Non è finita: i neuroni delle piante potrebbero presto diventare un modello anche per gli studi sull'intelligenza artificiale.

Le piante carnivore hanno un intero arsenale a disposizione per attirare le prede: colori accesi, nettari deliziosi... Finora però nessuno sapeva che fossero anche in grado di produrre una particolare bioluminescenza blu acceso, invisibile all'occhio umano ma non alle malcapitate prede, come quella visibile in quest'immagine di una pianta Nepenthes khasiana scattata nell'ultravioletto.

Come rivela infatti un nuovo studio pubblicato sulla rivista Plant Biology, le piante carnivore posseggono cellule specializzate capaci di produrre questa colorazione all'ultravioletto che di sicuro non sfugge agli insetti, ma forse, sospettano i ricercatori, anche a piccoli mammiferi.

(3)Quel che una pianta sa: l’affascinante intelligenza delle piante

Come fa un fiore di ciliegio a sapere quando è ora di sbocciare? Si rende davvero conto che è arrivata primavera? E come fa una Venere acchiappamosche a capire quando far scattare le sue foglie e intrappolare la preda? È forse in grado di avvertire le sottilissime zampe dell’insetto? Per la rubrica “Racconti d’Ambiente“, pubblichiamo oggi un estratto del libro “Quel che una pianta sa“, del biologo Daniel Chamovitz, pubblicato da Raffaello Cortina Editore. L’autore punta lo sguardo sulle modalità con cui i vegetali fanno esperienza del mondo, dai colori che “vedono” agli odori che “annusano”, a quel che “ricordano”. Noi e i vegetali siamo figli della medesima evoluzione anche se due miliardi di anni fa è avvenuta la grande biforcazione tra le bellissime forme animali e quelle vegetali. In questo viaggio tra erbe, fiori e alberi, possiamo imparare come le piante distinguano l’alto dal basso, come si accorgano che una loro vicina è infestata, scoprendo che con i girasoli e le querce abbiamo in comune molto più di quanto possiamo immaginare. Ecco il prologo del libro…

Il parallelismo fra i sensi delle piante e i sensi negli esseri umani ha cominciato ad affascinarmi negli anni Novanta del secolo scorso, quando ero ancora un giovane assegnista di ricerca alla Yale University. Mi interessava studiare un processo biologico specifico delle piante che non avesse alcuna relazione con la biologia umana (probabilmente, per reagire al fatto che in famiglia c’erano altri sei dottori, e tutti in medicina).

Perciò, mi attraeva indagare su come le piante usino la luce per regolare il proprio sviluppo, e nel corso delle mie ricerche ho scoperto un gruppo specifico di geni necessario alla pianta per determinare se si trova esposta alla luce oppure al buio. Con mia grande sorpresa e contro ogni mia intenzione, in seguito ho scoperto che lo stesso gruppo di geni fa parte anche del DNA umano. Questo mi ha spinto a chiedermi quale azione svolgano nelle persone questi geni apparentemente “specifici delle piante”. Molti anni più tardi e dopo svariate ricerche, ora sappiamo che questi geni non soltanto si sono mantenuti sia nei vegetali sia negli animali, ma che in entrambi i casi regolano (insieme ad altri processi dello sviluppo) anche le risposte alla luce!

Mi sono reso conto, quindi, che la differenza genetica fra le piante e gli animali non è così rilevante come credevo un tempo, e ho cominciato a interrogarmi sui parallelismi fra le piante e la biologia umana proprio mentre le mie ricerche passavano dallo studio delle risposte alla luce da parte delle piante alla leucemia del moscerino della frutta. Ho scoperto che, pur se nessun vegetale a mia conoscenza dirà mai: “Dammi da mangiare, Seymour!”, ci sono molte piante che “ne sanno” un bel po’.

Anzi, noi tendiamo a non prestare troppa attenzione all’apparato sensoriale così straordinariamente sofisticato dei fiori o degli alberi del nostro giardino. Mentre la maggior parte degli animali può scegliere il proprio ambiente, cercare riparo da un temporale, procurarsi cibo e una compagna o un compagno, oppure migrare con il cambiare delle stagioni, le piante devono essere in grado di resistere e adattarsi continuamente ai mutamenti climatici, agli sconfinamenti dei vicini e ai parassiti che le invadono, senza avere possibilità di spostarsi in un ambiente migliore. Per questo, le piante hanno sviluppato complessi apparati sensoriali e regolatori che consentono di modulare la propria crescita in risposta a condizioni sempre differenti. Un olmo deve sapere se il vicino gli fa da scudo rispetto al Sole, in modo da trovare la maniera di crescere verso la luce a sua disposizione. Una lattuga deve sapere della presenza di famelici afidi, in modo da produrre sostanze chimiche velenose che li uccidano. Un abete di Douglas deve sapere se venti sferzanti stanno scuotendo i suoi rami, in maniera tale da poter far crescere un tronco più robusto. I ciliegi devono sapere quando fiorire, e così via.

A livello genetico, le piante sono più complesse di molti animali, e alcune delle scoperte più importanti di tutta la biologia sono il risultato di ricerche condotte su di loro. Robert Hooke scoprì l’esistenza delle cellule nel 1665, mentre studiava il sughero con il primitivo microscopio che si era costruito da solo. Nel diciannovesimo secolo Gregor Mendel enunciò i principi della moderna genetica usando piante di piselli; e alla metà del ventesimo secolo Barbara McClintock usò il mais per mostrare la trasposizione genica, ovvero che i geni possono saltare da un punto all’altro del corredo genetico. Oggi sappiamo che questi “geni saltanti” sono una caratteristica di ogni DNA e che negli esseri umani sono strettamente correlati con il cancro. E anche se riconosciamo in Charles Darwin il padre fondatore della moderna teoria dell’evoluzione, alcune delle sue scoperte più importanti hanno riguardato specificamente la biologia delle piante, e nelle pagine di questo libro ne incontreremo diverse.

Evidentemente, il mio uso della parola “sapere” è tutt’altro che ortodosso. Tuttavia, le diverse parti di una pianta sono strettamente collegate fra loro, e le informazioni riguardanti la luce, le sostanze chimiche presenti nell’aria e la temperatura vengono scambiate costantemente fra radici e foglie, fiori e steli, per far sì che il vegetale si ponga nelle migliori condizioni nei confronti dell’ambiente. Non possiamo mettere sullo stesso piano il comportamento umano con le modalità con le quali funzionano le piante, ma vi chiedo di sodalizzare con me se per tutto il libro ricorro a una terminologia riservata di solito all’esperienza umana. Quando esploro quello che una pianta vede o annusa, non sostengo con questo che la pianta abbia occhi oppure naso (o un cervello che influenzi l’input sensoriale con l’emozione). Ma credo che questa terminologia ci aiuti a considerare secondo un’altra ottica la vista, l’odorato, e quello che è veramente un vegetale. E in definitiva ciò che siamo noi.

Il mio libro non è “La vita segreta delle piante“; se cercate tra le mie pagine la dichiarazione che le piante sono esattamente come noi, non la troverete. Come ha sottolineato il noto fisiologo vegetale Arthur Galston nel 1974, nel momento di maggiore successo di quel libro, estremamente popolare, ma carente dal punto di vista scientifico, dobbiamo stare in guardia da “bizzarre affermazioni senza adeguate evidenze a sostegno”. Peggio ancora che fuorviare il lettore ignaro, “La vita segreta delle piante” ha avuto come conseguenza un fallout scientifico che ha ostacolato importanti ricerche sul comportamento dei vegetali, rendendo gli scienziati diffidenti nei confronti di qualsiasi studio che accennasse minimamente a parallelismi fra i sensi degli animali e i sensi delle piante.

Negli oltre tre decenni trascorsi dal momento in cui “La vita segreta delle piante” ha suscitato grande interesse da parte dei media, la nostra comprensione della biologia vegetale è cresciuta enormemente. Nel mio Quel che una pianta sa passerò in rassegna le ultime ricerche nel campo della biologia vegetale e mostrerò che le piante posseggono davvero dei sensi. Ciò non significa che il volume costituisca un panorama esaustivo di quanto la scienza è in grado di affermare oggi sui sensi delle piante; occorrerebbe un manuale comprensibile soltanto dai lettori più addentro alla materia. Invece, in ogni capitolo, concentrerò l’attenzione su uno dei sensi umani, confrontando ciò che questo rappresenta per le persone da una parte e per le piante dall’altra. Descriverò come l’informazione sensoriale venga percepita e poi elaborata, e le implicazioni ecologiche che ha per una pianta il senso preso in esame. E ogni capitolo conterrà sia un excursus storico sia uno sguardo sullo stato dell’arte. Ho scelto di parlare di vista, tatto, udito, propriocezione e memoria; dedicherò un capitolo anche all’odorato, ma non mi soffermerò sul gusto (i due sensi sono comunque strettamente correlati).

Noi siamo del tutto dipendenti dalle piante. Ci svegliamo in case fabbricate con il legno delle foreste del Maine, ci versiamo una tazza di caffè macinato da chicchi cresciuti in Brasile, indossiamo magliette fatte di cotone, stampiamo le nostre relazioni su carta, portiamo i nostri figli a scuola in auto con pneumatici fatti di gomma cresciuta in Africa e ci riforniamo di benzina derivata da cicadi morte milioni di anni fa. Estratti chimici delle piante riducono la febbre (pensate all’aspirina), e trattano il cancro (Taxol). Il grano ha portato alla fine di un’epoca e all’inizio di un’altra, e l’umile patata ha spinto a migrazioni di massa. Le piante continuano a ispirarci e a sorprenderci: le possenti sequoie sono gli organismi singoli e indipendenti più grandi al mondo, le alghe sono alcuni dei più minuscoli, e le rose inducono qualsiasi persona al sorriso.

Sapendo quello che le piante fanno per noi, perché non soffermarci un attimo a scoprire cosa hanno svelato su di loro gli scienziati? Sarà il nostro viaggio nel mondo della scienza che studia la vita delle piante; cominciamo, quindi, a capire cosa vedono davvero mentre passano il tempo nel nostro giardino.

Daniel Chamovitz *

Biologo, dirige il Manna Center for Plant Biosciences all’Università di Tel Aviv. È autore di scoperte rivoluzionarie nell’ambito della biologia delle piante, e le sue ricerche sono state pubblicate sulle riviste più prestigiose.

http://www.greenews.info/rubriche/quel-che-una-pianta-sa-laffascinante-intelligenza-delle-piante-20131008/

(4)Il linguaggio delle piante

Sembra che anche le piante possano "origliare" le conversazioni dei vicini, e che quello che "ascoltano" ne influenzi (bene o male, a seconda dei vicini) la crescita: è quanto emerge da un nuovo studio pubblicato a maggio sulla rivista BMC Ecology, in base al quale le piante ricorrerebbero a segnali acustici per comunicare tra loro.

"Abbiamo dimostrato che le piante sono in grado di riconoscere se quello che gli cresce accanto sia o meno un buon vicino", afferma Monica Gagliano, ecologa evoluzionista della University of Western Australia, tra gli autori dello studio. "E supponiamo che questa informazione sia veicolata da un segnale acustico".

La loro scoperta induce a credere che le piante non solo possano "sentire l'odore" di sostanze chimiche e "vedere" la luce emessa dai loro vicini (modalità di comunicazione già note agli scienziati), ma che possano persino "ascoltare i suoni" emessi da altre piante. "Le piante sono organismi molto più complessi di quanto pensiamo", afferma Gagliano.

Buon vicinato
Nel recente studio Gagliano e il collega Michael Renton hanno osservato che le piante di peperoncino in compagnia di "buoni vicini", come ad esempio il basilico - che inibisce lo sviluppo di erbacce e parassiti - crescevano più in fretta e più sane rispetto a quelle isolate.

Incredibilmente, lo stesso risultato si è ottenuto anche dopo aver avvolto le piante in fogli di plastica nera, in modo che non potessero scambiarsi radiazioni o segnali chimici. In un modo o nell'altro le piantine di peperoncino sono riuscite comunque a individuare che tipo di piante fossero i loro vicini, e a reagire di conseguenza.

"L'ipotesi che quello che si scambino sia una vibrazione sonora è la più semplice, e forse la più intuitiva, perché i suoni si propagano molto bene attraverso numerosi mezzi", spiega Gagliano. Quest'ultima ricerca di Gagliano è la prosecuzione di un esperimento effettuato lo scorso anno, in cui il suo team ha mostrato che le piante di peperoncino avvertono, allo stesso modo, se si trovano invece fra "cattivi vicini", come ad esempio il finocchio, che emette sostanze chimiche che inibiscono la crescita delle altre piante.

La "lingua delle piante"

Gli scienziati dichiarano che la ricerca su questa insolita forma di comunicazione tra piante è ancora ai primi stadi, e sono consapevoli che molte questioni sono ancora aperte. Per esempio, le piante comunicano intenzionalmente le une con le altre? E, se è così, parlano una "lingua delle piante" universale?

"Qualunque sia il tipo di segnale emesso, non sappiamo ancora se lo producano allo scopo effettivo di comunicare o se sia un sottoprodotto secondario di qualche attività che poi viene 'captato' da altre piante", spiega Renton.

E poi rimangono altri misteri: quali strutture corporee userebbero le piante per parlarsi e ascoltarsi tra loro? E gli insetti e gli animali potrebbero forse spiare le loro conversazioni per usarle, in qualche modo, ai loro scopi?

"Non lo sappiamo", ammette Gagliano. Ma, aggiunge, "i dati ci sono. Le piante qualcosa stanno facendo. Anche se non so spiegarlo fino in fondo, questo non significa che non accada".

Comunque accada, Gagliano ritiene che la capacità di comunicare con i suoni sia diffusa tra le piante. "Se si tratta di un'ulteriore modalità che le piante usano per comunicare, allora mi aspetto che sia diffusa ovunque", dice.

Gagliano pensa che i segnali acustici potrebbero essere un modo rapido e semplice, per le piante, per identificare i loro vicini e anticiparne le mosse. Comunicare invece tramite segnali chimici comporta la produzione di molecole e recettori specializzati, che risulta più costoso dal punto di vista del dispendio di risorse.

Coltivare con la musica

Richard Evans, esperto di coltivazione e di ecosistemi della University of California della città di Davis, non coinvolto nello studio, afferma che, anche se preferirebbe vedere l'esperimento ripetuto più volte, queste scoperte "sono senza dubbio affascinanti".
"Sembra che i ricercatori abbiano provato che tra le piante esiste una modalità di comunicazione mai identificata prima", continua Evans.

Gagliano ipotizza che indagare i segreti della comunicazione tra le piante potrebbe anche avere ricadute pratiche a nostro vantaggio. Immagina che gli agricoltori, invece di ricorrere a fertilizzanti o pesticidi, un giorno potranno usare i suoni per incoraggiare o inibire la crescita di certe piante.

"Penso che finora non abbiamo sfruttato a pieno quello che la natura ci mette a disposizione", sostiene. "È come se ci limitassimo a una piccola cassetta degli attrezzi quando la natura ci fornisce una gamma molto più ampia di strumenti da utilizzare".

Ma Renton, coautore dello studio, ci tiene a precisare che, comunque, "gli effetti osservati sono piuttosto piccoli".

E conclude: "Penso dovremo aspettare un po' per sapere se a un agricoltore convenga economicamente usare la musica per ottenere quel piccolo incremento nella velocità di germinazione".

Fonte:
http://www.nationalgeographic.it/scienza/2013/05/13/news/piante_che_parlano-1649137/

Le cinque piante più antiche del pianeta


Matusalemme, ha 4841 anni di età, questo antico pino bristlecone è il più antico albero vivente. Situato nelle White Mountains della California, la posizione esatta di Matusalemme è un segreto, sopratutto per proteggerlo dal pubblico. (Un esemplare più grande di nome Prometeo, di circa 4900 anni di età, è stato abbattuto da un ricercatore nel 1964 con l'autorizzazione del Servizio Forestale degli Stati Uniti.)

Immagine Antica pianta: Sarv-e Abarqu.
Sarv-e Abarqu, è un cipresso nella provincia di Yazd, in Iran. L'albero ha oltre 4.000 anni: per aver vissuto agli albori della civiltà umana è considerato un monumento nazionale iraniano.

Immagine antica pianta: Llangernyw Yew.
Quest'incredibile tasso risiede in un piccolo sagrato di una chiesa nel Galles del nord. Ha circa 4.000 anni ed è ancora in crescita! Nel 2002, per celebrare il giubileo d'oro della regina Elisabetta II, l'albero è stato designato come uno dei 50 grandi alberi britannici.


Alerce è il nome comune del cupressoides Fitzroya, una specie arborea autoctona sulle montagne delle Ande. Ad oggi, il più antico esemplare vivente ha 3640 anni.


Il senatore, che si trova in Florida, è il più grande cipresso calvo negli Stati Uniti, ed è ampiamente considerato il più antico della sua specie. Ha circa 3.500 anni ed il senatore fu utilizzato come punto di riferimento dagli indiani. La dimensione del senatore è particolarmente impressionante: questa gli ha permesso di sopportare molti uragani, tra cui uno nel 1925 che ha ridotto la sua altezza di 40 metri. L'albero deve il suo nome dal senatore M.O. Overstreet, che ha donato il terreno dove si trova e i dintorni nel 1927.

https://www.treedom.net/en/blog/post/i-5-alberi-viventi-piu-antichi-del-mondo-448

E per finire, la pianta più antica del mondo ha 13.000 mila anni.

Trovata in California. E' una quercia che si è clonata nel corso dei secoli. Il precedente primato era di un pino di 9.000 anni che vive in Norvegia di LUIGI BIGNAMI


E’ una quercia trovata su una collina della California, la pianta più antica del mondo sopravvissuta per 13 mila anni dall’ultima era glaciale ad una serie di eventi climatici devastanti. E’ stata scoperta nel 2009 da ricercatori dell’università di Davis, in California.
La specie è Quercus palmeri e la pianta è stata soprannominata Jurupa dal nome del luogo in cui vive in California, sulle montagne omonime della contea di Riverside.
Jurupa è unica nel suo genere: questo strambo albero a cespuglio, che copre una larghezza di circa 25 metri, si trova in una zona inospitale, la macchia tipica dei deserti nordamericani, incuneato tra massi di granito e spazzato dal vento.

C'era ancora l'ultima era glaciale quando, 13.000 anni fa, un piccolo seme di una quercia iniziò a svilupparsi e a crescere in un'arida area della California e da allora ha continuato a vivere fino ai nostri giorni, seppur sotto forma di clone.

Circa dieci anni fa, Mitch Provance dell'Università della California, stava conducendo un sopralluogo sulle montagne della regione di Jurupa, quando si trovò ad attraversare una macchia di una particolare specie di querce. Provance trovò interessante quel gruppo di alberi non solo perché si trovavano in un ambiente che non era tipico per loro (a quota più alta), ma perché tutte le piante erano estremamente simili l'una all'altra. Provance intuì quasi immediatamente che ciascuna pianta poteva essere un clone dell'altra.

A quel punto è iniziato uno studio specifico che ha portato a scoprire che tutte le piante avevano proteine esattamente simili. "Le probabilità che tali cespugli potessero essere tutti così uguali dal punto di vista del loro chimismo erano insignificanti", ha detto Jeffrey Ross-lbarra che ha eseguito la ricerca, pubblicata su PlosOne.

L'unica possibilità che può spiegare una tale diffusione di piante simili consiste nell'ammettere che le piante sono cloni di se stesse.

Per porre una data sulla prima pianta che è cresciuta in quel luogo i ricercatori sono risaliti ai cicli di vita che quella macchia ha avuto. Li hanno contati considerando che ciascuno è di 40-50 anni e che per incendi o per altri motivi terminano la loro vita rinascendo all'interno della macchia stessa per poi allargarsi. In questo modo sono riusciti a risalire all'età: circa 13.000 anni.

Qualche ricercatore tuttavia ha dubbi sul metodo utilizzato per risalire così indietro nel tempo. Tra questi vi è Marc Abrams dell'Università della Pennsylvania, il quale sostiene che si dovrebbero trovare altri indizi per avere la certezza che si tratta di un'unica pianta che si è clonata in un così lungo lasso di tempo. Ross-lbarra sostiene che se si riuscisse a trovare un piccolo pezzo di legno fossilizzato, l'analisi del carbonio potrebbe dare la conferma definitiva.

Fino ad oggi la più antica pianta conosciuta era una conifera scoperta al confine tra la Svezia e la Norvegia, che risalirebbe a circa 9.000 anni fa. Dopo queste eccezioni segue "Matusalemme", un pino Bristlecone che vive vicino Las Vegas, la cui età si aggira attorno ai 5.000 anni. Altri alberi vecchi di migliaia di anni vivono in Iran, dove un cipresso sembra avere 4.000 anni; in Cile dove un altro cipresso ha compiuto i 3.600 anni. In Italia il censimento degli alberi monumentali realizzato dal Corpo forestale dello Stato ha individuato l'albero più antico della nostra penisola nell'oleastro di San Baltolu di Luras, in provincia di Sassari: ha 3.000 anni. Dal punto di vista scientifico si tratta di un Olea europaea oleaster, in altre parole un olivo selvatico. Un esemplare di 15 metri di altezza e 11 metri di circonferenza.

Fonte:

http://www.repubblica.it/ambiente/2009/12/29/news/ecco_la_pianta_piu_vecchia_ha_la_bellezza_di_13_000_anni-1819683/


Fatta fiorire una pianta con un seme di 32 mila anni fa

Recuperato in una tana fossilizzata di scoiattoli a 38 metri di profondità nella tundra siberiana.

MILANO - Per 32 mila anni quel seme era stato conservato a 38 metri di profondità nel permafrost - il terreno perennemente gelato della tundra siberiana nord-orientale - contenuto in una tana fossilizzata di scoiattoli a Duvanny Yar, sulle rive del corso inferiore del fiume Kolyma. Un gruppo di scienziati russi del Centro di ricerche di Pushkino l'ha riportato in vita e l'ha fatto germogliare. Il fiore, al di là delle più rosee aspettative degli stessi ricercatori, è sbocciato e, al posto di mammut giganteschi che se lo sarebbero ingollato in un attimo, si è trovato accudito meglio di un figlio, bersagliato di fotografie e pubblicato sul numero odierno dell'autorevole rivista scientifica americana Pnas.

Come penso si è dimostrato dalla breve documentazione sopra, l’immortalità per l’uomo non è utopia, ma impedita da un potere dominante alieno.

Fonte:
http://www.corriere.it/scienze/12_febbraio_21/fiorita-pianta-artico-russia_83f227cc-5c74-11e1-beff-3dad6e87678a.shtml

domenica 25 settembre 2016

“Stato Alterato Della Coscienza”


Purtroppo la conoscenza non convenzionale, è patrimonio individuale che viene da lontano… da un'altra dimensione. Ma è innegabile, che in questo mondo esistono persone che vivono nell’ombra che hanno conoscenze trascendentali che non amano mostrare. Può accadere che queste persone, attraverso uno stato particolare della coscienza si trovano catapultate in una diversa realtà.

Realtà spesso in contrasto, con le conoscenze umane. Come per esempio, che l’uomo durante l’era dei rettili, non esisteva. E ci riferiamo ad un periodo storico tra i 245 e 65 milioni di anni fa. Come potete costatare tra una data e l’altra c’è una differenza di milioni di anni notevole, che prova quanto poco sappiamo del nostro passato.

Invece, l’uomo durante l’era Mesozoica, esisteva, e come se esisteva!

La visione di quelle scene di vita erano ricche di particolari, oltre che paradisiache per la bellezza della natura allo stato vergine. Naturalmente le persone con accanimento cercavano in tutti i modi di convincere che non era possibile che l’uomo potesse essere esistito durante l’era dei rettili. Ma Lui, non si curava di quello che diceva la gente, perché era consapevole (salvo alcuni casi) che loro, potevano sapere, solo ciò che il sistema insegnava dalla nascita.

Sarà anche per questo che nel mondo si è sentito sempre straniero. Ma ammetto che gli eventi metafisici di cui fu testimone da bambino, hanno avuto un ruolo determinante nelle sue scelte di vita, al tal punto da guardare al mondo, alla vita con mente aliena. Ma la parte più determinante che segnava la distanza con il resto dell’umanità, furono proprio le scelte dell’uomo e il modo di vivere, l’uno con l’altro. Ma ciò che ancora oggi stupisce di più, è che malgrado gli orrori del mondo, l’uomo continua a credere di essere migliore tra gli animali che popolano la terra. Incurante del fatto, che anche Hitler pensava di essere una brava persona …. addirittura un benefattore.

Avanzando nella ricerca, per trovare le giuste risposte, scoprii che non ero il solo a sostenere che i dinosauri e gli uomini, un tempo occupavano lo stesso spazio. Inutile sottolineare che fu qualcosa di veramente memorabile, perché ebbe la prova che quello che vedeva non erano allucinazioni ma realtà scritte sulle pietre di Ica in Perù, con disegni che testimoniavano che gli uomini e i dinosauri, contrariamente a quello che affermava la scienza ufficiale sono vissuti nello stesso periodo storico. Esattamente come li aveva visti in quelle visioni di scene di vita, in virtù di quel particolare stato mentale scoperto per caso, che gli permetteva di vedere tantissime cose incredibili.

In altri momenti, appena si sdraiava per riposare, dopo pochi minuti si trovava magari a provare l’ebbrezza di essere trasportato sulle onde di melodiose sinfonie, oppure indossare un casco che rendeva possibile viaggiare alla velocità del pensiero. Oltre che provare la magia di volare a pochi centimetri dall’acqua sul mare. E tante altre esperienze inaspettate e inimmaginabili ad una mente umana.

Tra ciò che era “reale” e ciò che era illusione, sosteneva che non esisteva la possibilità di viaggiare nel passato o nel futuro, con la fantomatica macchina del tempo ipotizzata da vari scienziati e appassionati. Semplicemente perché esiste solo il presente. Benché in qualche modo è possibile viaggiare nel passato. Nel senso di incontrare civiltà e specie meno progredite di noi, così come è possibile viaggiare nel futuro, incontrando specie e razze molto più evolute di noi. Ma per questi viaggi, non c’è bisogno di andare molto lontano, è sufficiente esplorare il nostro pianeta per rendersene conto.

Tutto questo, grazie alla scoperta di quel particolare stato mentale indotto da un profondo rilassamento, della mente e del corpo. Secondo il suo modo di concepire quel particolare stato.

I sostenitori della new age, secondo me a torto sostengono che gli esseri umani, non hanno nulla da imparare dagli altri perché ogni cosa di cui hanno bisogno è custodita dentro di loro. Sicuramente per tante cose, può essere anche vero, ma per quanto riguarda la vera conoscenza, quella che trascende la materia, la posseggono in pochi. Questi “doni”, non vengono dallo stesso luogo da cui giunge la stragrande maggioranza degli umani, ma dalla dimensione dell’anima.

La scoperta di quel particolare stato mentale rese possibile conoscere sia ciò che è dietro di noi, che ciò che è avanti. Che a raccontarle sembrerebbero fiabe. A volte “dell’orco cattivo” e a volte di “fate”.

Inutile negarlo, si sentiva come se avesse aperto un passaggio verso una nuova dimensione. Lo stesso Oltre che sosteneva, aveva portato con se, venendo a questo mondo. Di cui quasi tutti gli umani, negano l’esistenza, perché non sono in grado di capire quel mondo. Nonostante il privilegio delle visioni, non si pose su un piedistallo come tanti superficialmente credono. Semmai è vero il contrario. Ma è innegabile che guardando il mondo, e il male che l’avvolge, anche un nano si sentirebbe abbastanza alto da prendere le distanze dalla stragrande maggioranza degli umani. Pur continuando a sentirsi solo un apprendista.

Ma Conosceva la malvagità umana e la fonte del male, e per questo detestava la stupidità, la malvagità e l’indifferenza degli umani, soprattutto di quelli che si sentono “luminosi”, a tal punto da credere che il male sia parte del bene. Per lui tale concetto, rappresentava la chiave che apriva le porte al male.

Come si può combattere, respingere, negare il male se si pensa essere una componente del bene. Diversamente è vero che esistono Dei del male e dei di luce. Ma questi sono in antitesi e non complici … faccia della stessa medaglia come gli umani credono.

E’ inconfutabile che la massa ha sempre vissuto al buio, nutrendosi di illusioni, e miraggi.

Per lui, la prova più grande fu di scoprire che i suoi ricordi non erano frutto di fantasie, ma realtà di una antica conoscenza, quindi di non aver scoperto nulla dato che era già stato tutto scritto migliaia e miliardi di anni prima.

A dimostrazione che quanto sopra non è frutto di fantasia, riporto esperienze metafisici, vissute dagli astronauti durante i viaggi nello spazio. Esperienze di eventi incredibili, e nel contesto in cui si sono verificati, prova che oltre la cappa che imprigiona la terra con tutte le anime annesse, è possibile che la materia perda consistenza vibrando ad una maggiore frequenza, rendendo possibile a quelle anime più evolute di emergere sul controllo esercitato dal corpo fisico, a tal punto da permetterle di comunicare con dimensioni più alte. E a volte con entità, che si propongono di aiutarci a scoprire la nostra vera realtà.

In merito a tali fenomeni, come capita quando si è di fronte ad eventi sconosciuti, la scienza si divide tra chi pensa che siano fenomeni metafisici, e chi pensa, (quando le ragioni non sono di occultamento della verità), che gli astronauti per ragioni ambientali soffrivano di allucinazioni. Se non fosse, che non è mai accaduto che semplici allucinazioni, abbiano suggerito le manovre da compiere per l’aggancio, salvandosi così da una morte certa.

Qualunque siano gli eventi che hanno reso possibile il salvataggio, i fatti che seguono, provano che Oltre la gabbia del pianeta terra, accadono eventi metafisici, che non possono essere ignorati, tanto meno essere considerate allucinazioni; semplicemente perché non lo sono.


L'astronauta russo Sergej Kricevskij svela clamorosi enigmi dei voli spaziali.

Da "UFO Notiziario" Nuova Serie - N. 59 Ottobre/Novembre 2005

di Sergej Demkin (Trad. di Cinzia Caiani)

Sergej Demkin, afferma che l'intelligenza extraterrestre è già entrata in contatto con noi tramite messaggi mentali. Nei primi anni '90 la redazione del giornale "Cudesa i prikljucenja" mi commissionò un'intervista con un astronauta. Non vi dirò il suo nome e poi capirete perché. Chiamiamolo semplicemente Vladimir. Ciò che a me interessava sapere, era soprattutto se durante i voli lui e i suoi colleghi avevano avvistato degli UFO e in generale se nello spazio aperto si fosse verificato qualche fatto insolito. Vladimir mi disse che conosceva persone degne di fede che avevano visto gli UFO, ma a lui non era mai successo di imbattersi nei "dischi volanti".

Per quanto riguarda certi fatti strani che si verificano nello spazio mi confidò un episodio inspiegabile che gli era capitato. "Questo però non deve pubblicarlo", - mi avverti. In tutti questi anni ho mantenuto la promessa e non ho pubblicato nulla di ciò che Vladimir mi ha detto. Ma ora che gli eventi enigmatici capitati agli astronauti non sono più un segreto, posso parlarne. Ecco il racconto dell'astronauta:

«Durante il volo di avvicinamento alla stazione orbitante il comandante che pilotava la navicella non riusciva in alcun modo ad immettersi nella traiettoria prevista per effettuare l'aggancio. La riserva di carburante per le manovre della navicella era limitata. Gli restava, meno che niente. Se la correzione successiva non fosse andata a buon fine, avremmo oltrepassato la stazione e saremmo tornati sulla Terra senza aver portato a termine i nostri compiti. Io ero impossibilitato a prestare qualsivoglia aiuto poiché il comando della navicella è prerogativa esclusiva del comandante. Come ingegnere di bordo potevo soltanto stare seduto nella poltrona accanto e preoccuparmi in silenzio. Ad un certo momento all'improvviso ho sentito un ordine nella mente: "Prendi il comando!". Più tardi analizzando ciò che era successo non sono riuscito a capire se si fosse trattato della voce di qualcuno o cosa. So soltanto che ho ricevuto un ordine mentale altrui e che non potevo evitare di eseguirlo.

Quello che sorprende ancor più è che il comandante non obiettò nulla e mi passò il comando della navicella. In seguito mi ha detto di non aver ricevuto alcun ordine, semplicemente all'improvviso aveva saputo che doveva fare proprio così, anche se ciò andava contro tutte le nostre "ferree" disposizioni.
Non ho perso conoscenza, ma mi trovavo come in trance ed ho eseguito docilmente i comandi che mi venivano in mente. Solo grazie ad essi è stato possibile eseguire l'aggancio con successo. Una volta sulla Terra durante il rapporto di volo, il comandante si beccò "una strigliata", e me la beccai anch'io, anche se in misura minore. Ma entrambi evitammo di menzionare i comandi "soprannaturali".

Il primo episodio inspiegabile verificatosi nello spazio fu riferito dall'astronauta Sergej Kricevskij nell'ottobre del 1995. Sergej Kricevskij è assistente scientifico superiore del Centro di preparazione degli astronauti Jurij Gagarin e dell'Istituto di Storia delle scienze naturali e della tecnica RAN, nonché dottore in Scienze tecniche e membro effettivo dell'Accademia di astronautica K.E. Ziolkovskij.
Ciò che riferì il candidato astronauta presso l'Istituto Internazionale di antropologia spaziale di Novosibirsk ha un importanza enorme per la comprensione dei misteri nascosti nello spazio. Ecco alcuni estratti del suo rapporto:

«Nel 1989 ho iniziato a prepararmi al volo nello spazio e ho avuto contatti sia informali che di lavoro con i miei colleghi. Fra questi c'erano anche gli astronauti che erano stati nello spazio. Tuttavia le informazioni sulle visioni - denominate stati di sogni fantastici (FSS) - le ho ricevute soltanto nella seconda metà del 1994, cosa legata più che altro all'approssimarsi della scadenza del volo imminente... Tutte le testimonianze delle visioni nello spazio sono nelle mani di una cerchia di persone estremamente ristretta...

Le testimonianze di queste visioni sono state e sono trasmesse esclusivamente dall'uno all'altro, condividendo le informazioni con coloro che si apprestano a compiere il volo... Le visioni fantastiche che si manifestano in volo costituiscono un fenomeno nuovo, prima sconosciuto, riconducibile alla nota tipologia degli stati alterati di coscienza... Pensate un po': improvvisamente l'astronauta oltrepassa in un attimo i limiti della propria normale autopercezione di essere dall'aspetto umano per trasformarsi in un animale e muoversi nell'ambiente in questa nuova forma. E può continuare a percepirsi nell'aspetto trasformato o sentire di immedesimarsi in un'altra entità soprannaturale.

Diciamo che un collega mi ha confidato la sua permanenza nella "pelle" di un dinosauro. Pensate che sentiva di essere un animale che si muoveva sulla superficie di un pianeta sconosciuto, mentre camminava oltrepassando burroni e precipizi, e ostacoli fisici di un qualche tipo.

L'astronauta ha descritto in modo abbastanza preciso il "suo" aspetto: le zampe, le scaglie, le membrane fra le dita, il colore della pelle, gli artigli enormi e altri particolari. La fusione del suo "io" con l'essenza biologica dell'antico sauro era talmente completa da consentirgli di percepire come proprie tutte le sensazioni di questo organismo estraneo. Sentiva di avere delle placche cornee che si rizzavano sulla pelle della schiena in corrispondenza della colonna vertebrale. Del grido penetrante che si sprigionava dalle fauci disse addirittura: "Era il mio grido...".

Di più: la catena di eventi relativa ad ogni trasformazione e le trasformazioni dell'ambiente stesso si avvicendavano contemporaneamente. Inoltre non solo succedeva che l'astronauta avesse la sensazione di trovarsi nella "pelle" di questo o quell'altro organismo vissuto in epoche remote, ma accadeva anche che la persona sentisse di assumere un'altra personalità che poteva anche rivelarsi appartenente ad un'entità umanoide extraterrestre.

L'aspetto interessante è che le immagini delle visioni osservate appaiono insolitamente vivide e colorate.
Sono stati uditi diversi suoni, qualcuno ha persino percepito il linguaggio di altre entità che si è rivelato comprensibile come se fosse stato assimilato senza bisogno di alcun insegnamento. Era come se l'astronauta fosse stato catapultato in un altro continuum spazio-temporale e su altri corpi celesti sconosciuti, e pur trovandosi in un mondo per lui assolutamente nuovo lo percepisse tuttavia come qualcosa di normale e familiare.

Un tratto caratteristico delle visioni fantastiche è costituito dalla variazione istantanea della percezione del tempo e del relativo flusso di informazioni... L'astronauta comincia ad avere la sensazione di percepire un flusso di informazioni proveniente da un qualche luogo esterno. Vale a dire che l'individuo ha la sensazione che una sorta di entità grande e potente gli trasmetta dall'esterno delle informazioni per lui assolutamente nuove ed insolite.

Si sono anche verificati episodi - e con pronostici estremamente precisi - di anticipazioni di eventi futuri con "dimostrazioni" dettagliate di situazioni o momenti critici incombenti come se fossero stati individuati e commentati da una voce interna. E in questi casi "si sentiva": tutto si sistemerà, andrà tutto bene... In tal modo sarebbero stati previsti in anticipo i momenti più complessi e pericolosi del programma di volo. E si è addirittura verificato un caso in cui se non fosse stato per questo "sogno premonitore" gli astronauti sarebbero anche potuto morire.

È sorprendente anche notare quanto la descrizione dei momenti critici fosse precisa e circostanziata. Evidentemente la "voce" aveva previsto un pericolo mortale che attendeva gli astronauti al momento dell'uscita nello spazio aperto. Questo pericolo era già stato segnalato qualche volta nei sogni premonitori con il commento della "voce". E al momento della reale escursione nello spazio aperto durante il lavoro all'esterno della stazione la previsione si avverò in tutto e per tutto: l'astronauta si dimostrò preparato e si salvò la vita (in caso contrario, si sarebbe irrimediabilmente allontanato dalla stazione).

Agli astronauti non era mai successo niente di simile prima (al di fuori del volo)... Il problema delle visioni degli astronauti viene occultato tenacemente dalla comunità scientifica. Non se ne parla, è come se non esistessero. Nessuno degli astronauti ha mai menzionato ufficialmente le visioni fantastiche e gli equipaggi non hanno mai incluso informazioni di questa natura nei loro rapporti ufficiali. Perché? La risposta è evidente: gli astronauti temono conseguenze negative, come la squalifica medica e la diffusione di queste informazioni interpretate come sintomi di malattia psichica e così via.

Uno degli astronauti ha tenuto degli appunti giornalieri nei quali ha descritto le sue visioni. Un documento unico! Tuttavia in risposta alle mie proposte e alle preghiere di pubblicarlo, o almeno di farmi parlare con gli scienziati che studiano il problema dal vivo, l'astronauta ha opposto un rifiuto categorico spiegando che sarebbe stato prematuro e perciò pericoloso per la sua carriera. È per questo che non posso, non ho il diritto morale, di fare né il suo nome né quello della navicella.

Mi auguro, che dopo aver letto questo post, eventuali dubbi che con la morte del corpo, il nostro essere cessa di esistere, svaniscano totalmente dalla mente. Dico questo perché è mia convinzione che se la stragrande maggioranza delle persone avessero la certezza di continuare a vivere dopo aver lasciato il corpo fisico, tutti sarebbero più buoni e quindi attenti solo a quei valori che hanno come finalità l’elevazione dell’essere affinché questo universo di morte abbia fine, così che ogni anima possa esistere nella dimensione a lei più affine. Di evoluzione in evoluzione fino a raggiungere il regno della luce.